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Siamo nel 1989 e l' Inghilterra si sta preparando a salutare il decennale e controverso governo Tatcher.
Manchester, come tante altre città del Regno Unito, ha sofferto non poco le ingerenze della Lady di Ferro: povertà ed abbandono erano visibili ovunque per le strade. I giovani mancuniani, privati del loro futuro, annegavano le loro speranze nell'alcool, nelle droghe e nelle serate house offerte dall'Hacienda di Tony Wilson.
A questo punto Manchester necessitava di una band che interpretasse questo particolare momento storico, qualcuno in grado di catturare l'attimo “unendo l'ottimismo degli anni Sessanta con l'idealismo rivoluzionario del punk e le nuove frontiere della acid house ( John Robb, prefazione “The Stone Roses” 2009).”
Manchester e l'Inghilterra tutta adesso avevano bisogno degli Stone Roses. Il loro primo album “The Stone Roses” uscì nel 1989 e consacrò la band come una delle più importanti del panorama britannico.
In questa sede, non mi dilungherò nel descrivere la carriera musicale della band di Brown e soci, convinta che la loro musica li racconti meglio di mille parole.
Dal momento che questo articolo farà parte della rubrica “The Album Cover is Dead”, mi concentrerò solo sulla copertina di “The Stone Roses”, creata dal chitarrista John Squire, e giudicata dalla rivista “Q” come una delle 100 più influenti di tutti i tempi.
Fin dai tempi della Grammar School di Altrincham, Squire aveva dimostrato di avere una certa predisposizione nei confronti dell'arte, al punto che era riuscito a farsi esonerare dalle ore di sport, per meglio dedicarsi al disegno e alla pittura.
All'epoca, Ian e John erano compagni di scuola e, nel tempo libero, assieme ad alcuni amici avevano dato vita ad un gruppo chiamato “The Patrol”, nel quale si divertivano a suonare pezzi in stile Clash, band per la quale sembrava avessero una vera e propria ossessione.
Certo, il sound degli Stone Roses (che nacquero di lì a poco), aveva ben poco a che fare con quello della band di Strummer, tuttavia, dai Clash, Squire mutuò la stessa passione che Paul Simonon aveva nell'unire l'amore per l'arte a quello per la musica.
Una delle immagini più famose degli Stone Roses è appunto quella nella quale si vedono i quattro ragazzi ricoperti da schizzi di vernice colorata in stile Jackson Pollock. L'idea venne appunto a Squire, il quale curò, oltre allo stile delle fotografie, degli abiti e degli strumenti, anche quello delle copertine dei loro dischi.
La cover di “The Stone Roses” è il risultato dell'influenza che ebbe all'epoca l'action painting sui lavori di Squire: schizzi di vernice bianca e verde fanno da sfondo alla scritta arancione con il nome della band, mentre, tre fette circolari di limone, compaiono come se fossero appena state tagliate e appoggiate lì per caso, se non fosse che una di queste sostituisce la “O” di “Roses”.
Tre strisce di color rosso, bianco e blu spuntano poi dal lato sinistro della copertina quasi casualmente anche se in realtà la loro presenza è più che giustificata dalla genesi dell'intero concept che si cela dietro a quest'opera.
Durante un viaggio che Ian Brown fece in autostop lungo l'Europa, il frontman degli Stone Roses incontrò un ex rivoluzionario francese che gli raccontò dei fatti avvenuti nel maggio del 1968 a Parigi. Squire e Brown rimasero talmente colpiti da questa storia da dedicarvi sia un brano che l'opera presente sulla cover del disco in questione, entrambi intitolati “Bye Bye Badman”.
Ecco spiegato quindi il perchè delle tre strisce che riprendono i colori della bandiera francese e la presenza delle tre fette di limone, il cui succo veniva utilizzato come unico antidoto ai gas lacrimogeni lanciati dalla polizia.
Foto e documentari dell'epoca, si aggiunsero poi all'immaginario dei due Stone Roses, soprattutto quando si trattò di comporre il testo di “Bye Bye Badman”.
"Here he come
Got no question got no love
I'm throwing stones at you man
I want you black and blue and
I'm gonna make you bleed
Gonna bring you down to your knees
Bye bye badman ooh bye bye."
In questo testo, Brown e Squire sono stati capaci di evocare un sentimento che certo non venne soffocato assieme agli ideali del 1968. Rabbia, delusione e voglia di cambiare le cose riemergono nei giovani mancuniani sul finire degli anni Ottanta e mai come nessuno gli Stone Roses furono in grado di descrivere in pochi versi quel particolare momento storico.
E' notizia di pochi giorni che i quattro ex-ragazzi di Manchester si riuniranno per un tour che partirà il prossimo anno e coinvolgerà i palchi di tutto il mondo.
Chissà se anche questa volta, le parole di “Bye Bye Badman” serviranno da colonna sonora per quel cambiamento che tutti ci aspettiamo che avvenga...
http://www.thestoneroses20.com/
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