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Siamo nel 1983 e i New Order stanno per uscire con il loro secondo album intitolato “Power, Corruption & Lies”. Rispetto al precedente “Movement”, questa volta i suoni scelti per confezionare il nuovo prodotto sono orientati verso sonorità più elettroniche, facendosi sempre più incalzante l'uso dei sintetizzatori. E' esattamente in questo momento che si può celebrare la nascita di quei New Order che si faranno strada in tutto il mondo con brani come “Blue Monday”, “Confusion” e “The Beach”.
“Power, Corruption & Lies” è un disco la cui sostanza innovativa si rivela a 360° gradi, partendo in primis dal contenuto (ovvero il graduale discostamento dalla stile joydivisioniano) fino ad arrivare alla più superficiale immagine della copertina.
Il titolo è stato scelto da Bernard Sumner: la sua intenzione era quella di stabilire fin da subito un legame tra il disco e l'arte concettuale, facendo riferimento ad un'esibizione avuta luogo a Colonia nel 1981, nella quale l'artista Gerhard Richter celebrava l'apertura della sua mostra ricoprendo di vernice spray il museo di Kunsthalle con la scritta “Power, Corruption & Lies”.
A saldare in maniera definitiva la liaison intellettuale tra New Order e creatività artistica fu Peter Saville, il quale scelse di imprimere sulla copertina di “Power, Corruption & Lies”, un ironico parallelo tra il vecchio e il nuovo modo di concepire l'arte. Ad una riproduzione di “Un Cestino di Rose” di Henri Fantin-Latour (1890), veniva così abbinata ad un segno tipicamente innovativo della tipografia del XX Secolo, ovvero la “color control bar”.
Ottenere il permesso di usufruire de “Un cestino di Rose” come immagine per il disco, non fu tutavia così facile. Il quadro originale, infatti, essendo esposto alla National Gallery di Londra, era (ed è tutt'ora) di proprietà del National Heritage Trust, il quale inizialmente non diede alla Factory Records il permesso di utilizzarlo. A questo punto fu decisivo il geniale intervento di Tony Wilson (il boss della Factory) il quale, sostenendo che “Un Cestino di Rose” apparteneva al Popolo Britannico tanto quanto il Trust che lo possedeva, riuscì ad avvalersi della possibilità di inserire l'immagine nel disco.
Così Peter Saville cominciò a dare libero sfogo alle sue idee. Ispirandosi al grafico olandese Gert Dumbar, Saville volle andare oltre alla pratica di inserire segni tipografici come mezzi visivi, decidendo di usare al posto dei caratteri di stampa una “barra colorata”. Ogni colore faceva riferimento ad un numero o ad una lettera i quali potevano essere tradotti mediante un codice che compariva nella parte retrostante della copertina.
Questa visione modernista della grafica andava quindi a scontrarsi con il quadro di Henri Fantin-Latour, immagine tipica della pittura conservatrice francese del Settecento, andando così a centrare perfettamente l'idea di quello scontro culturale e tecnologico che Saville voleva ricreare nella trasposizione visiva del disco.
La copertina di “Power, Corruption & Lies” rappresenta un costante richiamo al contrasto che può nascere paragonando “le vecchie idee” alle “nuove idee”: una celebrazione del cambiamento che gli stessi New Order stavano vivendo, smettendo i panni post punk e indossando una nuova e colorata divisa, segno del Nuovo Ordine che stava nascendo.
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