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Blast From The Past Festival - Full Coverage Report!

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Quando si dice “Sardegna”, a seconda delle priorità, un individuo può elencare diversi luoghi e sfaccettature comuni: l’Ichnusa, Filu Ferru, Mirto e Cannonau. Oppure: Billionare, Briatori e navi da stronzi. Oppure ancora: Matteoli, Dely Valdes, Criniti e Moriero.Gli ascoltatori di un certo suono, possono invece vantare di conoscere una caratteristica dell’isola che purtroppo ancora in pochi conoscono e condividono. Chi segue la scena garage/surf/ punk inserisce l’isola tra le proprie “mecche”, e questo ruolo la Sardegna se l’è conquistato sul campo, sfornando negli ultimi trentanni decine di band che si sono guadagnate un rispetto internazionale notevole. Qualche nome? Joe Perrino and Mellowtones, Tripmakers, Sleepwalkers, Nitrosomones, Uninvited, Insesible Eggs, Intrusi, Rippers, Hangee V e molti altri. Oltre a divertirmi con gli alcolici, seguire un po’ di calcio, ho il piacere di “suonare” la batteria in una band garage punk chiamata Vomit Tongues e quando Pigi, voce chitarra degli Hangee V (e già con i seminali Uninvited), ci contattò intorno ad Aprile per esibirci ad un festival nella provincia cagliaritana, non immaginavamo di avere il privilegio di dividere il palco con la crema delle band locali, due promesse garage anglosassoni e Mr Leighton Koizumi. Proprio lui, la leggenda che cammina del revival garage degli anni ottanta. Ma tant’è che giovedi 15 luglio 2010 ci troviamo all’aereoporto Elmas di Cagliari gasati e onorati di partecipare al primo “Blast from the Past”, festival sardo per fuzz addicted, rocker sotto mentite spoglie, scavafosse senza confini, tremolo boys and girls.

Il capoluogo sardo è una pentola a pressione, ma non ci interessa perché gli Hangee V ci riservano un’accoglienza composta da: spiaggia Poetto, birra e soprattutto Leighton Koizumi. Il frontman di Gravedigger V e Morloks è in splendida forma, quarantasette anni di dinamite nippo-americana, gran sorriso, caschetto estivo e una buona loquacità. Insomma: non se la tira per un cazzo, ci racconta di tutto, compreso aneddoti su pescherecci in Alaska dove ha lavorato quando tutti lo credevano disperso, stacca filtri da sigarette e se le fuma, cita canzoni dei Sick Rose e articoli di Rockerilla. Noi sembriamo i discepoli e non ci perdiamo una sillaba, quando ci dice “vado a farmi un bagno”, ho la sensazione che cammini sulle acque, in un secondo, siamo come i bambini del Grest in gita col nostro idolo che nuota come Kevin Costner in Waterworld. La giornata prosegue con un’ ottima cena offerta da Alessandra, batterista degli Hangee V, e con sbronza finale ad un chiringuito piuttosto famoso  dove si esibiscono delle band locali che aggregano moltissimi ragazzi.  A cento metri, un altro bagno propone altra musica dal vivo. La sensazione generale è che in Sardegna si suoni molto a prescindere dai generi. Il giorno seguente, vediamo giungere a casa di Pigi tutte le band del continente invitate, in una sorta di summit del garage punk, dove si beve, si fuma e si mangia confrontandosi e discorrendo come meglio si riesce. Gli irlandesi Urges sono i più difficili da decifrare, io parlo in italglish e vado alla grande, i Vicars, from London, decimati da un improvviso forfait di due unità sono un pelo spaesati, ma rincuorati da una prova svolta con Niccolò (chitarrista dei Vomit Tongues) alla batteria.

La sera ci troviamo in centro a Cagliari per, guarda caso, bere, prima di trasferirci nella notte a Guspini, luogo designato per il festival. Dormiamo a casa della famiglia di Gabriele, bassista prima dei Rippers e poi Mojomatics ora boss dello “Sleepwalkers”, fantastico locale ricavato da una casa di campagna in mezzo al nulla circondato da un uliveto e confinante con altri uliveti. Insomma niente vicinato, niente problemi, solo extravergine d’oliva e garage punkers. Sabato, giorno dell’evento, da veri turisti fai da te, trascorriamo mattinata e pomeriggio in una spiaggia chiamata Piscinas, il nome dice già tutto: mare che più bello non si può, dune e ovviamente birra Ichnusa che con nostro rammarico scopriamo essere prodotta in Viale Monza a Milano. Ma non c’è tempo da perdere, bisogna prepararsi per il concerto che tra qualche ora ci vedrà protagonisti insieme a: Emotionz, Vicars, Urges,  Hangee V e Leighton Koizumi. La noiosa pratica del soundcheck viene risolta nel più tipico stile Vomit Tongues, ovvero non farlo proprio, nessuno lo fa, solo la prima band e noi non siamo gli apripista come ci aspettavamo. Il palco è grosso, il cortiletto davanti capiente, incominciamo ad accusare un pelo di tensione, che viene immediatamente smorzata da litri di birra fresca che sta gonfiando come angurie le nostre pallide pance da milanesi. La sera cala, la gente incomincia ad arrivare e si inizia a fare quattro chiacchiere con i local, mentre l’aria si rinfresca Pigi e compagnia si sbattono per mettere tutti a proprio agio e per risolvere i soliti inconvenienti che una manifestazione del genere può creare.
I primi a esibirsi sono gli Emotionz (myspace.com/theemotionz), band mod-rock, che vede nelle proprie file  Andrea dei già citati Uninvited e uno dei fratelli di Pigi (quest’ultimo ha un sacco di fratelli e suonano tutti) che propongono appunto una serie di pezzi propri e cover, figli diretti di quella cultura a cui in tanti hanno attinto. Sono musicisti esperti, si vede e si sente, forse la cover di “My Generation” sul finale potevano risparmiarsela, ma la platea apprezza e applaude. Dopo di loro è la volta degli Hangee V (myspace.com/thehangeev), per chi ancora non li conosce sono la punta di diamante della scena garage/surf italica, in giro da tantissimo ma sempre freschi di suoni e movenze. Alessandra, Pigi, Marcello e Riccardo propongono un loro set classico punteggiato dalle nuove composizioni finite sull’ultimo sette pollici  prodotto dalla label portoghese “Groovie Records”. Sono tra i beniamini di casa e il pubblico li sostiene, dimenandosi e ballando. È un peccato che per vederli in un festival in Italia, li si debba godere a casa loro.  A proposito, il locale scoppia, c’è tanta gente venuta da tutta la Sardegna, presenti tutti: bikers, mods, rockers, punx, coatti, tossici, garage kids e tre ragazze brasiliane fasciate in improbabili completini in pelle (dato il caldo della giornata).

Il cambio palco è immediato: è il momento dei Rippers (myspace.com/therippersinaction) e  rimango senza parole. La violenza con la quale malmenano i riff rhythm & blues delle loro canzoni, è primordiale. Il batterista è ultra preciso, il palco è sostenuto con grande presenza scenica e il pubblico è preso a schiaffi in faccia senza pietà.  Dopo questa mattanza chi deve salire sul palco? Noi, i Vomit Tongues da Milano. In formazione a quattro (di solito siamo in sei), leggermente agitati e di nero vestiti come da tradizione, facciamo del nostro meglio. Mentre suono, alla mia sinistra ho i batteristi delle altre band seduti in comitato, alla mia destra Leighton Koizumi, davanti duecento persone. Non so da che parte girarmi. Gazza, il nostro frontman, rompe il ghiaccio e il pubblico è incuriosito, siamo tra i più giovani, siamo forestieri e abbiamo tutti gli occhi addosso. Alcune cose vengono bene, altre meno ma il risultato finale è una sufficienza conquistata con l’applicazione. Grondiamo tutte le birre bevute in due giorni e riceviamo pacche sulle spalle. Dopo di noi suonano i “Vicars” (myspace.com/theevicarsuk) from London, arrivati in due da Luton includono nella line up Niccolò, polistrumentista dei Vomit Tongues che in una prova si è imparato la loro scaletta, fanno la loro porca figura anche grazie all’innesto del giovane talento milanese. Il loro sound è abbastanza classico ad ascoltarli su disco, ma dal vivo, in tre, creano qualcosa di inaspettato, più grezzo e  interessante. Ci ruberanno il chitarrista? Non se ne parla!
A seguire prendono posto sul palco gli sballatissimi Urges (myspace.com/theurges) da Dublino, vagamente i più psichedelici del cartellone.

Nell’organista/chitarrista Gary hanno il vero leader, è lui che detta i tempi della performance, poi la presenza scenica e la stridula voce di Jim fa il resto. Ottimo set soprattutto per chi ama le deviazioni più lisergiche del garage rock. Le luci si abbassano, sul palco una super band formata per metà dai Rippers e metà dagli Hangee V è disposta sulle quinte e dall’ombra prende in mano maracas e microfono Leighton Koizumi.  Giù dal palco è subito bagarre con le prime note di “All black and Hairy”.  Dopo alcune foto mi butto a capofitto nella macelleria che ai piedi di Leighton si sta sviluppando a macchia di leopardo, a gruppuscoli si creano mini tafferugli di gioia e coinvolgimento. La band alle sue spalle macina che è un piacere: Marcello degli Hangee V si destreggia nell’inedito ruolo di tastierista in maniera egregia, Pigi è perfetto nel ruolo di chitarra solista, Paolo dei Rippers sbava elettricità come il mastino dei Baskerville e la leggenda Leighton sembra un gatto selvatico pronto alla lotta. Una dopo l’altra vengono riproposti i classici della scaletta di “All black and Hairy”, con “Night of the Phantom” siamo in estasi, con “I need you” versione Rationals perdiamo la brocca definitivamente immolandoci come dei kamikaze ai piedi del Koizumi. È gratificante vedere la passione mai scemata, nonostante le vicissitudini della vita, di questo grande essere umano che sul palco è secondo a pochissimi. La voce ringhia, lo stivaletto scalcia come una volta quando inconsapevolmente Leighton con i suoi enormi Gravedigger V, dava inizio alla riscoperta del suono Sixties in un periodo che vedeva la massa preferire suoni sintetici e look estetici più che discutibili. Ventanni dopo, ritrova i frutti di quella semina, ragazzi cresciuti anche nel suo culto, che porteranno avanti il verbo di quello stile che lo annovera tra le figure di spicco mondiali. Grazie Leighton!

Alle quattro di mattina si bevono le ultime birre mentre il pubblico si dilegua nell’oscurita, siamo a pezzi, siamo felici e ce ne andiamo in branda. Senza quasi aprire gli occhi atterriamo a Bergamo consapevoli di esserci esibiti in una data storica, che nessuno di noi si sarebbe immaginato di vivere. Un ringraziamento particolare va ad Alessandra e Pigi che hanno permesso la materializzazione di questo desiderio.

Ultimo aggiornamento ( Lunedì 26 Luglio 2010 18:53 )