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The Link Quartet - Intervista

Martedì 17 Novembre 2009 21:26
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 Attivi dal 1993, i Link Quartet sono tra i pochissimi gruppi italiani a poter vantare due tour americani coast to coast. In questi anni hanno calcato palchi prestigiosi come il “Bourges Festival” in Francia, dove si sono esibiti con Melissa Auf Der Maur e Calexico, e l’“Euro Ye Ye” in Spagna. Hanno aperto per gruppi del calibro di Manu Chao, James Taylor Quartet e Brian Auger, girando in lungo e in largo mezza Europa. Sono di casa a Londra dove oltre ad essere coccolati dalla Acid Jazz Records che li ha voluti per la sua ultima compilation Hammond Street, fanno apparizione fissa su radio BBC1 e BBC2 nei seguitissimi show di Craig Charles e Mark Radcliffe e per restare dalle nostre parti sono superprogrammati a Dispenser di RadioRai 2. Ma il blasone del gruppo è supportato da una "sostanza" preziosa ed entusiasmante. Capaci di riempire un dancefloor assetato di suoni Soulfunk e boogaloo, fare un giro dalle parti di Hendrix e Brian Auger, poi sul set di uno spietatissimo poliziottesco e poi ancora a ballare, i Link Quartet sono una delle realtà più entusiasmanti del panorama italiano. Attitudine, in una parola. E di attitudine, personalità e groove, Renzo (basso) e Paolo (hammond) se ne intendono... sentite qua ...

 Ciao Paolo e Renzo, benvenuti sulle pagine di Retrophobic. Il Link 4ET è attivo fin dai primi anni 90, germogliato e cresciuto sulla fertile terra piacentina. Ricordo di avervi "scoperti" a metà anni 90, entrando nel "giro" di Gianni Fuso e del Festival Beat, in una delle splendide serate al Madly, quando muoversi da qui per venire a Piacenza in quel "mondo" era una specie di "festa"... come nacque il Link 4ET e quali "suggestioni" si stavano sviluppando nella vostra zona?

Renzo: era il 1993 e dopo la sbornia new-age-punk del decennio precedente, io, Giulio Link Cardini (e un po' tutta Piacenza) fummo fulminati dal suono del James Taylor Quartet. Il primo Link Quartet rifaceva, in pratica, i brani di James Taylor ma senza tastiere (come fare un tributo a Hendrix senza chitarra...). Poi, dopo qualche assestamento, l'incontro con Paolo. Lo trovammo, minorenne, sul palco del festival "Tendenze" che maltrattava una tastiera... e fu amore a prima vista.

Paolo: io sono entrato nel Link Quartet nel 1997 e avevo solo 18 anni, non sapevo niente ma conoscevo il gruppo di nome... tutto il resto è stata una sorpresa, trovarsi in mezzo a tanto fermento è stata una cosa incredibile per me!

Siete stati in tour negli States, ho visto in rete il "footage" dell'"operazione americana" della vostra band, ho visto delle splendide foto che sembrano rubate alle copertine di dischi Soulfunk degli anni 70... vorrei chiedervi questo: cosa vi passava per la testa girando in lungo e in largo per l'America? Voglio dire, la vostra passione, partita dalla Val Tidone vi ha catapultati in posti che hanno "concretizzato" il vostro immaginario davanti ai vostri occhi!

Paolo: le date in America, specialmente quelle del 2003, sono state davvero il coronamento di un sogno! Andare a suonare la nostra musica nella terra di chi l'ha inventata ci faceva sentire euforici e un po' spaventati allo stesso tempo. Ma poi tutto è andato alla grande e il pubblico ha reagito benissimo! La cosa più incredibile è che la gente restava stupita per il modo "italiano" di fare quel tipo di musica, c'era un grande rispetto e ammirazione per una cosa che, rispetto ai canoni classici, non avevano mai sentito!

Renzo: ho ancora delle istantanee davanti agli occhi. La prima sera per esempio: prelevati all'aeroporto e scaricati in un "vero motel americano". Dal parcheggio si vedevano, in lontananza, le luci e la skyline di Chicago e noi, la sera dopo, saremmo stati "là" a suonare.
Quindici giorni senza dormire, ogni tanto svenivamo sul sedile di qualche mezzo di trasporto ma troppe cose da fare, vedere, sentire per perdere tempo a dormire. Con Tony (Face) dicevamo sempre che se si fosse avverato il sogno di suonare negli States, poi avremmo smesso... e invece siamo qui con la smania di rimettere il sedere sul furgone e partire per... dov'è la prossima? Ah, si, per Cremona...

 Nel corso degli anni la formazione dei Link ha subito diverse "modifiche", sicuramente importanti nelle dinamiche interne alla band... che tuttavia non ha mai affievolito la sua verve. In che modo i Link Quartet "assorbono" e "rielaborano" i cambiamenti d'organico?

Paolo: non so quanti cambi di line-up abbiamo avuto durante gli anni, un'infinità! Sezione fiati, chitarristi, batteristi, percussionisti eccetera! A volte abbiamo cambiato in meglio, altre in peggio, non è sempre facile trovare la persona giusta! Quando, a inizio anno, abbiamo conosciuto Pato e Majo (rispettivamente batteria e chitarra) il feeling è stato immediato! In tre mesi avevamo già la scaletta pronta e un nuovo 45 in cantiere, un sogno! Sono due musicisti eccezionali e non ho problemi a dire che questa è la migliore formazione che abbiamo mai avuto. Con il ritorno di Arnaldo alla voce poi abbiamo chiuso il cerchio, da qui in poi è tutta discesa! ;-)

Renzo: anch'io mi stupisco di come, nonostante i cambi di formazione, il nostro suono rimanga così costante, caratteristico. A volte ci siamo anche impegnati a cambiare stile ma poi siamo sempre ricaduti in quello che probabilmente è l'unico modo di suonare che conosciamo. E questo mi rende felice.

Questa è per Paolo: vederti suonare, improvvisare, svisare è davvero emozionante... ma come sei diventato l'hammondista extraordinaire che tutto il mondo ci invidia?

Paolo: ah ah, beh intanto grazie per i complimenti!!! Io sono completamente autodidatta, ho imparato a suonare sui dischi di Brian Auger e affini e forse questo mi ha messo subito in testa uno stile ben preciso, un suono ben definito... suonare l'Hammond è abbastanza diverso rispetto agli altri strumenti a tastiera. La maggior parte degli attuali musicisti arriva da studi di pianoforte o synth, io invece ho iniziato subito con l'organo e quindi il mio stile è strettamente legato a questo strumento... credo che il "segreto", se così lo si può chiamare, sia tutto qui! ;-)

Nell'ultima data che avete fatto al Manifesto Beat abbiamo visto una formazione incredibilmente compatta, precisa e assolutamente "fat", per dirla all'americana... come si raggiunge un risultato così? In che modo lavorate in sala prove e in studio?

Paolo: abbiamo lavorato con calma in sala prove e abbiamo fatto parecchi live negli ultimi mesi, questo ci ha permesso di limare e aggiustare la scaletta. Rispetto al concerto al Manifesto Beat abbiamo anche una parte del live con Arnaldo adesso, con diversi brani cantati che hanno aggiunto molto allo spettacolo... diciamo che il set è in continua lavorazione, di volta in volta cerchiamo di migliorarne alcuni aspetti, non siamo mai contenti!

Renzo: eravamo molto legati a Giulio e Tony e dividerci da loro non è stato facile. Siamo stati molto fortunati a trovare Pato e Marco, il loro entusiasmo è contagioso e il fatto che tra di loro siano molto affiatati contribuisce a creare un'armonia molto importante in sala prove e sul palco.   

I Link Quartet producono musica "da intrattenimento", sia essa Soul, Funk, Jazz, Boogaloo etc... ma con che musica si intrattengono i quattro quarti della band in privato?

Paolo: credo che ognuno di noi abbia gusti differenti, anche se ci sono ovviamente delle solide basi comuni, e porti nel sound del gruppo il proprio contributo. In quattro direi che copriamo una bella fetta della produzione musicale dal 60 a oggi... ah ah, forse facciamo prima a dirti cosa non ci piace!!!
 
Renzo: questa domanda mi manda sempre in crisi. La musica è la colonna sonora della mia vita, non si tratta quindi di stabilire cosa è "buona musica" e cosa no, ma cosa accompagna adeguatamente quello che faccio e quello che provo, non esiste "un" genere: da Neil Young ai Propellerhead, da Georgie Fame agli Who, tutto perfetto. E' lo stile che conta!

 Le vostre influenze sembrano essere per lo più radicate nei 60, nei 70s e nella Black music, così come il vostro modo di presentarvi o i vostri artwork. Esistono degli "spazi quotidiani" in cui riuscite a vivere le vostre passioni, al di fuori dei Link 4ET?

Paolo: potremmo vedere la cosa da un altro punto di vista. Quello che i Link portano sul palco, l'immagine del gruppo diciamo, non è studiata a tavolino e non è diversa da quella di tutti i giorni (anche se ovviamente non vado a fare la spesa in completo! ;-). La nostra passione musicale ci accompagna sempre e i momenti che viviamo insieme con il gruppo sono solo l'apice, la naturale concretizzazione di questa cosa. Personalmente non sento una separazione fra gli spazi quotidiani e quelli vissuti con la band, sono due cose che si fondono e si compenetrano in un modo molto naturale.

Renzo: musica e moda hanno vissuto un periodo fantastico ed irripetibile nel ventennio 60'/70'. Da li in poi solo ricicli. Io ho avuto la fortuna di vivere quel periodo e forse ci sono rimasto invischiato ma mi sentirei molto a disagio ad uscire di casa in tuta da ginnastica o a salire sul palco in jeans e t-shirt...

...e per concludere, consueta domanda sui progetti per il futuro... Grazie per essere stati con noi ragazzi, speriamo di potervi vedere nuovamente in azione al più presto!

Paolo e Renzo: allora, è appena uscito il nuovo volume di Soulshaker per RecordKicks con la nostra versione di "Purple Haze", a breve uscirà un 45 split con un nuovo brano originale (cantato dalla splendida voce di Gizelle Smith) sempre per RecordKicks e altre compilation sono in cantiere per la primavera. Credo che agli inizi del nuovo anno entreremo in studio per registrare, finalmente, il nuovo album! In più continueremo con le date in giro per l'Italia e l'Europa: saremo al Vintage Vanitas di Cremona, alla festa di Natale del Madly (con sorprese mirabolanti! ;-) e in Belgio per un minitour a Febbraio... beh insomma, ci teniamo impegnati!!
Grazie mille per l'intervista, spero ci si veda presto a qualche serata!

http://www.linkquartet.com/
http://www.myspace.com/linkquartet

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Ultimo aggiornamento Mercoledì 18 Novembre 2009 12:14
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