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Rinaldi Sings Interview

Martedì 05 Agosto 2008 12:26
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Per tutti i nostri lettori più "79" il nome di Steve Rinaldi potrebbe essere passato davanti agli occhi nella lettura di sleeves e fogli interni sugli LP dei Moment: Steve infatti era il trombonista della band. L'attitudine più 60s e soulful di Steve, unita ad una sana passionaccia per il cinema inglese degli anni sessanta e una fascinazione per le atmosfere alla Bacharach/Scott Walker lo ha portato a decidere questa nuova esperienza sotto il moniker di Rinaldi Sings . Con all'attivo un primo LP ("What's It All About?") ben accolto dalla stampa Modernista e non (Paolo Hewitt e NME in primis), Steve ha appena licenziato il suo frizzante secondo lavoro "Bingo", per la Tangerine Records (The Jetset, The Moment, Paul Bevoir, The Cleaners From Venus, Squire, Dee Walker, The Candees, Mood Six, The VIPs e The Direct Hits a catalogo). E Steve passa dalle nostre parti per parlarci un po' della sua esperienza e del suo nuovo lavoro. Nella speranza che qualche lungimirante promoter sia in ascolto, signore e signori, Mr. Steve Rinaldi!

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 Ciao Steve, come prima cosa vorrei chiederti com'è nato il progetto Rinaldi Sings e quali influenze ti hanno fatto decidere per un progetto così ambizioso e particolare...

Grazie per avermi chiesto questa intervista innanzitutto. Bene, parecchi anni fa io e Chris Hunt, un giornalista musicale mio amico di lunga data, stavamo ascoltando una canzone dei 60s, ‘Mr Rainbow’ di Steve Flynn, un pezzo pieno di crescendo di archi che ci ha letteralmente tolto il fiato. Così iniziammo a parlare del perchè le bands moderne non cerchino di far suonare la loro roba come una volta, come le vecchie produzioni. Pensammo che sarebbe stato fantastico cercare di fare album così. Contemporaneamente subivamo la fascinazione per i film inglesi degli anni 60, qualsiasi cosa da ‘The Knack… And How To Get It’, fino a ‘The Italian Job’. Parlammo di registrare un album con molti strumenti da orchestra, con archi e ottoni, riflettendo un po' l'immaginario filmico col quale siamo cresciuti sin da bambini. Non ci riuscimmo per lungo tempo, perchè io ero sempre impegnato con un'altra band chiamata The Moment, ma a qualche anno dallo scioglimento, Chris ed io ricominciammo a parlare di questa idea. Ebbi la fortuna di di conoscere alcuni musicisti con la stessa attitudine e molto talento, così andammo in studio e il progetto prese la forma del mio primo album, ‘What’s It All About?’, che uscì nel 2005. Fu un grande cambio per me, fino ad ora ero noto al pubblico come "il tipo che suona il trombone nei Moment", ma con l'aiuto di Chris Hunt e della Tangerine Records la mia musica è arrivata ad un nuovo tipo di pubblico. Il successo del progetto significa che molta gente sembra gradire i miei album. Mi è stata data la possibilità di registrare le mie cose ma anche di suonare come musicista con molte altre bands. Ho appena finito di mettere degli otoni sul nuovo album di Mark Joseph e quest'estate suonerò il trombone coi Secret Affair. In definitiva questa nuova realtà mi ha aperto parecchie porte.


 Il tuo nuovo album "Bingo" ha finalmente visto le stampe e sarà con noi per rinfrescare queste lunghe nottate estive... pipo dirmi qualcosa sulle registrazioni del disco?

Ho iniziato a scrivere i pezzi per un secondo album non appena uscì ‘What’s It All About?’. Iniziammo a registrare ai Soup Studios nell'East End londinese quasi due anni fa. ‘What’s It All About?’ ricevette un'ottima accoglienza e fui abbastanza fortunato da avere con me alcuni musicisti che ammiro, e che si interessarono al nuovo progetto. Paul Bultitude, il batterista originale dei Secret Affair e produttore dei Jetset volle entrare nella produzione per alcune tracce – aveva già prodotto una traccia dei Moment in passato, e quella fu la prima mia entrata in uno studio di registrazione. Dave Cairns, pure lui dei Secret Affair, ha suonato alcune parti di chitarra su un paio di tracce – una è su ‘Bingo’ e l'altra è da parte per il prossimo album. Bob Kelly, che fa parte di una fantastica power pop band chiamata Kelly’s Heels ha suonato la chitarra e fatto un sacco di backing vocals. Il tastierista di Ronan Keating, James Halliwell ha suonato su un pezzo, ed è stato fantastico – è arrivato in studio per farmi un favore e ha messo un piano honky tonk su un numero un po' retrò che si chiama ‘The Only Show In Town’.
Lo studio di registrazione sta nella cantina di un negozio di ukelele che si chiama The Duke Of Uke, e ho convinto il proprietario del negozio a mettere un uke su un altro pezzo. Comunque siamo siamo riusciti a disturbare una lezione di ukulele che stava tenendo nel suo negozio, mentre Dave Cairns stava mettendo giù un pezzo piuttosto tirato su ‘Where Did It All Go Wrong Mr Best?’, la canzone che chiude l'album. Dovevamo abbassare le chitarre perchè stavano disturbando il suono di 12 ukulele all'unisono al piano di sopra!
E' stato un bel posto dove registrare, ho scelto lo studio su consiglio di Edward Ball, che nelle prime fasi del progetto avrebbe pure dovuto produrre il disco, ma per sue ragioni di tempo siamo riusciti solo a portare a termine una session. Lo studio è molto interessante perchè possiede un sacco di strumenti vintge, in particolare le tastiere – un Hammond Organ, un Fender Rhodes e un Farfisa Organ. C'era una grande atmosfera, ed è un porto veramente adatto per creare. Dopo il passaggio in studio, abbiamo portato le registrazioni quasi finite a Ian Shaw, che produsse il primo album, per il mixaggio – e non è stato facile, visto il gran numero di strumenti per ogni traccia. Sono molto felice del risultato finale e spero possa piacere anche al pubblico.


NME ti ha descritto come "un presuntuoso Scott Walker del ventesimo secolo"... ti senti a tuo agio in questa definizione? E in più, quanto è importante un commento di NME per una carriera musicale in Inghilterra?

Mi sento molto onorato di un confronto così importante. Scott Walker scrisse e cantò alcune delle più belle canzoni dei Sixties ed essere associato a lui è stato fantastico, anche se lo stile orchestrale di Walker è solo una sfaccettatura della mia musica. La stampa nazionale ci ha sempre relazionati, in periodi successivi, a Pulp, My Life Story e Divine Comedy, e sono sicuro che ciascuna di queste bands – in particolare i Pulp – ammetterebbero la loro influenza walkeriana.
NME è una testata così blasonata che una sola recensione è davvero importante. Molte persone sono venute a conoscenza di Rinaldi Sings leggendo il servizio su NME. Hanno scritto di noi diverse volte, ed è stato importante per allargare il nostro pubblico.

Il tuo suono è molto complesso e include molta strumentazione... come organizzi la tua band per il live?

Di solito suonavamo in sette, con una sezione fiati e una corista, a volte con un percussionista. ora ci risparmiamo la lineup completa per i concerti più grandi e per i posti piccoli suoniamo in quattro: chitarra, basso, batteria e io canto, suono un po' di piano e di trombone. Ho fatto un paio di concerti con questa lineup "snella" e suona bene. Abbiamo suonato all'International Pop Overthrow a Liverpool per provarla e ha funzionato bene. Speriamo che qualcuno ci chieda di venire a suonare in Italia presto - non suono in Italia dai tempi dei Moment, suonai a Bologna e Rimini.

Le tue influenze hanno le loro radici principalmente della musica bianca e nera dei Sixties, con una cura particolare verso l'estetica della Swinging London... vorrei sapere come ti relazioni col presente nella vita di tutti i giorni. C'è una sorta di coabitazione dei due aspetti? Come cerchi le tue "isole vintage" in tutta questa confusione contemporanea?

E' importante per me incorporare aspetti moderni nel mio suono insieme ai molti riferimenti del passato Sixties. Se avessi solo cercato di copiare le canzoni del passato non avrei creato nulla di nuovo. Così per registrare uso tecniche e strummenti moderni per aumentare le influenze dei Sixties e penso che il nuovo album "Bingo" sia un buon esempio di questa filosofia - la gente può ascoltare quali siano le mie influenze, ma devono ripansarle in un ambito più contemporaneo di quanto fosse il mio primo album.
Sono contento di utilizzare tecniche di registrazione moderne per creare il mio sound in studio, ma nella vita di tutti i giorni sono molto "vintage" - anche il cinema dietro casa mia è molto retrò e non è praticamente cambiato in quarant'anni! Poi porto questo aspetto un po' troppo in là a volte. A volte metto su delle registrazioni di vecchie partite di calcio e mi immagino di essere davanti allo schermo nel 1968! E poi c'è una colonna sonora fatta di canzoni da suonare giusto prima del calcio d'inizio per finire la serata con un programma TV dello stesso anno. Ma sono certo che tutti lo fanno, dai... on no?

Cosa gira sul tuo stereo in questo periodo?

I Beatles sono stati una compagnia costante, poi ascolto del Soul dei Sixties. Come cose moderne direi Mark Joseph e Mika e penso che "22 Dreams" di Paul Weller sia di gran lunga il migliore da qualche tempo a questa parte.

Com'è la tua reazione con Internet? Cosa pensi del grande impatto che la rete ha avuto sul mondo musicale e in particolare sulla tua musica?

Internet sta assumento un ruolo sempre più importante nell'avvicinare la gente alla musica. Ho una pagina myspace e un sito come Rinaldi Sings . Abbiamo delle canzoni su Last FM e molte tracce sono passate su diversi podcasts in giro per il mondo. Ho una canzone che si chiama ‘Lucky Day’ del mio primo album che è finita nei posti più strani. E' una canzone che parla dei bambini, dei loro sogni e delle loro speranze, e l'anno scorso è finita su un podcast americano dedicato alle mamme e ai bimbi e in un altro podcast fatto in una scuola inglese. Sembra che la suonino dappertutto!
L'importanza di Internet è che molte persone ti ascoltano e ad esempio finisce che si facciano delle buone interviste come questa.Penso che la rete sia una importante parte della vita di una band ora! Lo scotto da pagare è he questa rivoluzione digitale avvicina la gente alla tua musica, ma al contempo la allontana dall'acquisto del prodotto fisico, perchè la "cultura del download" ha preso piede e le persone possono avere tutto gratuitamente. E tutto ciò cozza con i costi carissimi delle registrazioni, specialmente quando tanto tempo viene speso in studio, per avere un suono come il nostro, ad esempio.

Grazie Steve, raccomando ‘Bingo’ come album estivo (e non solo) e ti lascio uno spazio libero per dire ciò che vuoi ai nostri lettori...

Grazie molte per avermi chiesto questa intervista. Sono molto felice di ‘Bingo’ e spero che piaccia ai vostri lettori. E' disponibile sul nostro website www.RinaldiSings.com   – e dal 4 agosto sarà in tutti i negozi come Amazon e iTunes.

http://www.rinaldisings.com/
http://www.myspace.com/rinaldisings
http://www.tangerinerecords.com/

ENGLISH VERSION

 How was the Rinaldi Sings project born and what kind of influences made you decide to go through such a particular musical choice?

“Thanks for asking me to do an interview with you. Several years ago myself and Chris Hunt, a music journalist and a long time friend, were listening to a song from the Sixties, Steve Flynn’s ‘Mr Rainbow’, and it was full of soaring string lines that took our breath away. We got talking about why bands didn’t try to make music sound like that anymore and wouldn’t it be great if we could produce an album that did. We were also very influenced by the imagery of British films from this period, everything from ‘The Knack… And How To Get It’, right through to ‘The Italian Job’. We talked about recording an album that used lots of orchestral instruments, had strings and brass, and reflected in some way the imagery of the films that we grew up watching as kids.
“It didn’t happen for a while because at the time I was still involved with another band called The Moment, but several years after they split up, Chris and I finally started talking about the idea again. I was lucky enough to know some very talented, like-minded musicians who wanted to be involved and we went into the studio and that project eventually became my first album, ‘What’s It All About?’, which was released in 2005.
“It was a big change for me because up until then I was just known as the trombone player from The Moment, but with the help of Chris Hunt and Tangerine Records, my own music has been brought to a whole new audience. The success of Rinaldi Sings has meant that there are now people all over the world who seem to enjoy my albums. Not only has it been really good to record a lot of my own songs, but it has given me the opportunity to play as a guest musician with many other bands. I’ve just finished adding some brass to the next Mark Joseph album and later this summer I will be playing trombone for Secret Affair. So it has opened up a lot of doors for me.”

Your new album, ‘Bingo’ has finally seen the light to freshen up our summer nights. Could you please tell me something about the recording of the album?

“I started writing songs for a second album as soon as ‘What’s It All About?’ was released. We began recording at Soup Studios in London’s east end about two years ago. ‘What’s It All About?’ was well received and I was really fortunate that some musicians whose music I admire wanted to be involved in the recording. Paul Bultitude, the former drummer of Secret Affair and Jetset producer wanted to get involved with production on some of the songs – he had produced one track by The Moment previously, which was the first time I’d ever been into the recording studio.
“Dave Cairns, also of Secret Affair, played some great guitar on a couple of tracks – one that features on ‘Bingo’ and one we have already in the can for the next album. Bob Kelly from a fantastic power pop band called Kelly’s Heels also played guitar and recorded many of the backing vocals. Ronan Keating’s keyboard player James Halliwell played on one song, which was great – he came into he studio as favour and he laid down some impressive honky tonk piano on a retro little number called ‘The Only Show In Town’.
“The recording studio was in a basement under a Ukulele shop called The Duke Of Uke, and I persuaded the owner of the shop to add a ukulele onto the same track. However, we managed to disturb one of his ukulele classes in the shop – when Dave Cairns was laying down his wild guitar parts on the album’s closing track ‘Where Did It All Go Wrong Mr Best?’, we were constantly being asked to turn the guitar down because we were drowning out the sound of 12 ukuleles playing in unison upstairs!
“It was a nice place to record, and I chose the studio on the recommendation of Edward Ball, who in the early stages of planning was due to be producing the album, but time comitments meant that he wasn’t able to come to anything but the first session. The studio was interesting because it has a lot of vintage instruments, particularly keyboards – a Hammond Organ, a Fender Rhodes and a Farfisa Organ. There was a great atmosphere in the studio and it proved to be a very creative place to work. We then took the almost finished recordings to Ian Shaw, who had produced the first album, and he mixed it for us – never an easy job considering the number of instruments we have on each song. I’m really pleased with the finished result and I hope people will like it too.”

The NME described you as a "cocksure 20th Century Scott Walker"... do you feel conformable with such a definition? And more, how's an NME description like that important to a musical career in the UK?

“I feel very flattered by such a comparison. Scott Walker wrote and sang some of the most beautiful songs from the Sixties and to be compared to him was amazing for me, even though the Scott Walker-ish orchestral style is only one side of the music that I make. The national press have also likened us, at different times, to Pulp, My Life Story and the Divine Comedy, and I’m sure all of those bands – particularly Pulp – would admit to being influenced by Scott Walker.
“The NME is such a highly regarded music paper and such a review is extremely important. Lots of people who hadn’t heard of Rinaldi Sings became aware of us because of reading the coverage in the NME. They wrote about us several times and it proved very important in broadening out audience.”

Your sound is very complex and includes many instruments, so how do you manage with your band during live acts?

“We used to play all our live gigs with a seven-piece band, including a brass section and a female backing vocals, sometimes with an additional percussionist too. Now we save the full Rinaldi Sings experience for the larger gigs and for the more intimate venues we play as a four-piece band, with guitar, bass, drums and with me singing, playing a bit of piano, and playing trombone. I’ve done a couple of gigs with the new, slimmed-down live line-up and it sounds great. We played at the IPO Festical at The Cavern in Liverpool to test it out and it worked very well. Hopefully we might get asked to play in Italy one day soon – I haven’t played live in Italy since I was with The Moment, when we played in Bologna and Rimini.”

Your influences are mostly rooted in the Sixties black and white music, with a Swinging London fashion... I'd like to know how you relate yourself with the present in your daily lifeI. s there a sort of cohabitation of the two aspects? Do you seek for your "vintage spots" in all this contemporary mess?

“It’s important for me to incorporate modern aspects in my sound as well as having lots of musical references from the 1960s. If I just tried to copy exactly songs from the past then I wouldn’t create anything new. So in recording we use modern techniques and instruments to augment the Sixties influences and I think this new album ‘Bingo’ does that really well – people can see where my influences are, but I think it is a more contemporary-sounding album than my first one.
“While I’m quite happy to use modern recording techniques to get my sound in the studio, in everyday life I’m quite old fashioned – even my local cinema is very retro and I imagine that it hasn’t changed a lot in 40 years! I take this aspect of my life a little far sometimes. I’ve been known to put on videos of old football matches and imagine that I’m actually watching them in 1968! We’ll make a soundtrack of songs from the year to play right before kick-off and we might finish off the night with a TV programme from the same year. But I’m certain every one does that. They do, don’t they?”

 What's on your stereo at the moment?

“The Beatles have always been constant companions, and I listen to lots of soul from the Sixties. Modern stuff I like includes Mark Joseph and Mika and I think Paul Weller’s new album ‘22 Dreams’ is his best for a long time.”

What is your relationship with the Internet like? And what do you think about the big impact the Internet had on music in general and yours in particular?

“The internet is playing an ever more important role as a way of getting people to hear music. I have a MySpace page and a Rinaldi Sings website. We have songs on Last FM and my songs are often played on many different Podcasts all over the world. I have a song called ‘Lucky Day’ from my first album and that crops up in the strangest of places. It’s a song about young children and their hopes and dreams, and in the last year it’s been featured on an American podcast for mothers and babies and on one made by a children’s school in a small English town. The song seems to get played everywhere.
“The importance of the Internet is that many more people get to hear you and I do interviews like this. I think the Internet is a very important part of a band’s life these days! The down side of the Internet and the digital revolution has been that although far more people get to hear your music, I think less and less people get around to buying it, as ‘download culture’ has taken over and people are now used to getting much of their music free. That makes it really hard to justify the huge expense of recording, especially when we spend so much time in the studio to get the Rinaldi Sings sound.”

Thank you Steve, we recommend ‘Bingo’ as a good album for the summer (and beyond!) and leave you a space for something you'd like to say to our readers...

“Thank you very much for asking me to do this interview with you. I’m very pleased with ‘Bingo’ and I hope your readers like it. It’s now available to buy from the band’s website at the moment – www.RinaldiSings.com    – and from August 4 onwards it will be available through all the usual outlets, such as Amazon and iTunes.”

http://www.rinaldisings.com/
http://www.myspace.com/rinaldisings
http://www.tangerinerecords.com/
 


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Ultimo aggiornamento Martedì 05 Agosto 2008 13:30
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