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Sai cos'è il Salford Lads Club?

Domenica 01 Settembre 2013 21:09 fab
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Manchester, 13 agosto 2013. Tanto per cambiare, piove. Una coppia di devoti al Santo Morrissey, con le scarpe inzuppate e i cuori tremanti, si avvicinano ad uno dei luoghi cari all'agiografia degli Smiths e del suo leader. Il Salford Lads Club è una specie di oratorio laico, immortalato come sfondo di una delle più celebri foto del gruppo di Moz.

Non tutti sanno cosa succede e cosa c'è realmente in St. Ignatius Walk, proprio alla fine di Coronation Street, molti si fermano per una foto di rito da esibire sui social networks, ma ciò che dal 1904 accade tra le mura rosse del club non è magari notorio ai più.

La coppia si avvicina, e inizia a scattare le foto come da consuetidine.

Non succede nulla, tutto sembra chiuso, e continua a piovere.

Ad un certo punto, da una porta laterale esce un muratore, carriola e macchie di calce. La coppia chiede e l'uomo risponde che è tutto chiuso, e che ci sono lavori di ristrutturazione, ma che vedrà se può fare qualcosa...

“Brian, ci sono un paio di anime perse qua sotto, cosa faccio?” urla verso la tromba delle scale.

In un paio di minuti la coppia incontra Brian, uno dei gestori del Salford Lads Club. Un uomo sulla settantina, corpulento e sorridente.

“Scommetto che siete qui per visitare la stanza degli Smiths”, dice.

Sì, siamo lì per visitare la stanza degli Smiths.

“Vi ci posso portare, e potete fare tutte le foto che volete, ma fate attenzione, perchè la palestra è in ristrutturazione, e potrebbe cadervi qualcosa sulla testa. Seguitemi, sarò di ritorno tra dieci minuti”.

La stanza degli Smiths è lo spogliatoio della vecchia palestra, ormai completamente riconvertito a “luogo di culto”. Ci sono il vecchio separè in legno, un paio di antichissimi portapesi, e le pareti sono letteralmente invase dai post it e dalle foto dei visitatori provenienti da tutto il mondo. Ovviamente inframmezzati da memorabilia, copertine, foto, autografi, vinili, tutto rigorosamente targato Smiths.

Senso di vertigine, voglia di poter fotografare ogni singolo post it appeso, curiosità per le vite e per le storie dei fans, ritratti davanti all'ingresso del club e appesi ovunque.

Brian è di ritorno, ed è in vena di chiacchiere... chi siete, da dove venite... è una persona piacevole, e una chiacchiera tira l'altra. “Ma volete mica vedere qualcos'altro? Vi posso raccontare qualcosa sul Club, se volete”.

Beh, sì.

C'è qualcosa di speciale nel suo modo di fare, qualcosa di onesto, di buono, senza secondi fini.

Ci racconta che il Salford Lads Club è stato fondato nel 1903 da “questi due gentlemen”, i fratelli Groves, titolari del birrificio Groves e Whitnall. Loro volevano che i ragazzi di uno dei quartieri più popolari di Salford avessero qualcosa da fare, un posto dove andare a fare sport, teatro, aggregazione. E, non ultimo, fare una doccia calda. Il Salford Lads Club agli inizi del 900 era l'unico edificio in grado di fornire acqua corrente calda nella zona.

Chiedo a Brian se il Club ha un'identità religiosa, ma lui risponde che non c'è nessuna organizzazione dietro. Cattolici, ebrei, protestanti, musulmani, tutti sono benvenuti. “Noi siamo felici se i ragazzi sono religiosi, non importa di quale culto, ma anche se non lo sono, va bene lo stesso”.

Al piano di sotto c'è la vecchia palestra, un enorme salone con una balconata dalla quale è possibile vedere gli allenamenti. Il locale è rimasto com'era, è stato solo adattato alle norme di sicurezza attuali, mantenendo saldamente il suo fascino di inizio 900.

Poi c'è la stanza in cui sono appese tutte le foto dei “summer camps” del Club, puntuali, con cadenza annuale, dal 1904 ad oggi, in località marittime del Galles. “Questa è la stanza delle attività, facciamo un sacco di cose, anche corsi di cucina per i bambini”, dice Brian.

Alle pareti del corridoio altre foto dei membri del Club: c'è anche Graham Nash... “Sì, abita non lontano da qui e ogni tanto ci viene a trovare”. Poi calciatori, sportivi, musicisti, ci sono anche un paio di Smiths che non sono Morrissey.

Poi c'è la scalinata, accesso al piano superiore, dove c'è il teatro. E la scala a chiocciola, accesso al minuscolo loggione, è anche la scala di accesso alla stanzetta dove un nucleo embrionale degli Smiths cercava di mettere in pista qualche abbozzo di canzone.

Brian è fiero della ristrutturazione del teatro, dice che “è piccolo ma è ottimo come acustica, il solo peccato è che abbia un numero limitato di posti per via delle norme di sicurezza, e che non ci sia un ascensore per portare su i disabili”. Guardo il perlinato, rifatto identico a quello delle foto storiche, e il piccolo palco in legno. Dalla porta laterale al palco si accede alla palestra dove i ragazzi imparano a boxare. Sacchi al soffitto, una pera, qualche foto di campioni inglesi in bianco e nero che hanno iniziato a prendere cazzotti nella periferia di Manchester. Un armadio umano di colore fa il suo ingresso, Brian gli dice: “sto facendo vedere il tuo regno a questi ragazzi”, poi si gira verso di me e fa: “dai, tira qualche colpo a quel sacco”, ridacchiando. La boxe è uno dei fiori all'occhiello del Club. “Pensa che anni fa abbiamo scoperto che in segreto venivano anche i ragazzi della firm del Manchester City, per imparare i rudimenti del mestiere...” aggiunge Brian.

Ancora attraverso il teatro torniamo al pianerottolo, dove accediamo alla stanza dei biliardi, enormi. Brian tira fuori una copia di una vecchissima cartina del quartiere, per farci capire quanto densa fosse la popolazione nel secondo dopoguerra. Centinaia di casette ammassate, sei scuole, il vero cuore della working class: una messa a fuoco perfetta sulla poetica di Morrissey. Meglio di cento lezioni di sociologia.

Poi, ancora giù dalle scale, ancora chiacchiere, alle quali si aggiunge un altro gestore del club, che ci racconta di come Brian diede il primo impiego da postino a Shaun Ryder degli Happy Mondays, mentre Brian scrolla la testa e ride. “Ogni tanto passa Peter Hook, anche se non è mai stato iscritto, ma da ragazzino veniva sempre coi suoi amici, anche lui abita qua dietro”, dice il collega.

E ci raccontano della festa di compleanno per il cinquantesimo di Morrissey, e del grande regalo arrivato al Club direttamente da Los Angeles, sotto forma di donazione.

Ci accompagnano alla porta, ci salutano magnificando il Lago Maggiore, Capri, e le bellezze del nostro paese. Scopriamo che sono famelici lettori di Camilleri, e del Commissario Montalbano.

Poi Brian ci porta davanti all'ingresso, perchè vuole scattarci una foto insieme, prima le abbiamo fatte a turno, uno per volta. Ci saluta, ci abbraccia, e torna dietro l'angolo. Dopo due secondi torna, ci ri-saluta, e ci dice che fuori ci sono quattro ragazzi che arrivano da chissà dove per la stanza degli Smiths, e che ora porterà dentro loro, dopo di noi. Siamo stati al Salford Lads Club per due ore, e si sono presi cura di noi, senza chiedere nulla in cambio.

http://salfordladsclub.org.uk/


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Ultimo aggiornamento Lunedì 02 Settembre 2013 11:40
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