Primavera Sound 09: The Report
Barcellona 28/29/30 maggio 2009
Per la 1^ volta faccio visita, in compagnia di quattro amici, a questo festival che da alcuni anni fa da apripista per i numerosi festival estivi europei.
La nostra location è una piccola, ma accogliente pensione nel barrio gotico, uno dei quartieri storici di Barcellona. Il giovedi in cui arriviamo recandoci al metro per il festival ci imbattiamo nel bus scoperto che porta i calciatori del Barcellona tra due ali di folla in festa per la città per la conquista avvenuta la sera prima della Champions League a Roma e le prime foto sono d'obbligo.
Situato nel quartiere nuovo di Barcellona che ha ospitato il villaggio olimpico, il festival offre a prima vista una struttura moderna e davvero imponente su un'area molto vasta: quattro palchi all'aperto tra cui un anfiteatro sul mare, uno allocato al coperto di una struttura prefabbricata in cemento e un modernissimo auditorio dall'acustica perfetta in grado di ospitare o occhio più di tremila persone. Aggiungo inoltre, visto che in alcuni festival è un problema perchè c'è poco spazio per muoversi (vedi Reading o Benicassin), che è particolarmente agevole spostarsi da un palco all'altro tramite le ampie vie di fuga.
Guardando complessivamente alla torre di babele formata dai gruppi presenti nel cast del festival balzano subito all'occhio due cose:1) non vi sono band attuali da copertina glamour o con i singoli a imperversare nelle charts delle radio di tutta Europa. La scelta degli organizzatori è stata quella di puntare su quello che la musica Indie ha offerto da 25 anni a questa parte e mi riferisco a gruppi come Yo La Tengo, Sonic Youth e A Certain Ratio per gli '80s, My Bloody Valentine, Spiritualized e Jarvis Cocker per i '90s, Art Brut, Bloc Party e Deerhunter per l'attualità. In questo contesto Neil Young che è stato sicuramente il concerto con più presenze è sembrato l'eccezione che conferma la regola.
2) La varietà impressionante di generi musicali proposti: in tre giorni c'è stata musica per tutti i gusti, dall'elettronica al punk, passando per lo shoegaze, il noise,il lo-fi,il garage, il grunge,il prog, il country, lo psychobilly, il glam, ll pop-rock, l' indie rock fino ad arrivare alla musica contemporanea di Michael Nyman
Giovedi 28
Il primo gruppo che vediamo sono gli Vaselines, resi famosi dalle parole di Kurt Kobain che dichiarò a suo tempo che erano il gruppo cui si era maggiormente ispirato. Sinceramente non mi spiego cosa ci abbia trovato di così particolare e se in tanti anni di carriera non sono mai diventati particolarmente famosi una ragione ci deve essere.
Phoenix: il titolo del loro ultimo album è tutto un programma: Wolfang Amadeus Phoenix. Sapevo che erano dediti alla dance, ma il nuovo disco che dal vivo suonano per intero non ha nulla a che fare con il loro passato: sembrano una gradevolissima miscela tra Strokes e Bravery e i suoni dal vivo rendono parecchio. Un gruppo da tenere d'occhio per il futuro.
Yo La Tengo: ero molto curioso di vederli perchè pur conoscendoli di fama da oltre vent'anni dal vivo era la prima volta ed è stata una piacevolissima sorpresa: mai visto un gruppo così eclettico in grado di passare senza perdere minimamente in qualità da pezzi noise, ad accenni di bossa, a ballate rock e suoni '60's e alternare alla voce tutti e tre i componenti. In buona sostanza dimostrano sul palco di poter fare quello che vogliono, grandiosi!.
My Bloody Valentine: per loro 2 dischi in due anni e 16 anni di silenzio fino ai concerti dell'anno scorso: sono uno spettacolo per la ricerca dei suoni e i pezzi, rispetto al disco, sembrano arricchiti di arrangiamenti con gradimento di un pubblico molto caloroso. Unica pecca, secondo me aver tenuto nella 2^ metà dello show i volumi troppo alti, quasi al limite della sopportazione(mi fischiano le orecchie ancora adesso al solo pensiero).Jay Retard: favoloso! prendete Ramones,Marc Bolan, Devo e Black Flag, shakerate il tutto ed ecco la miscela esplosiva di Jay Retard, grande carica dal palco, un'urgenza espressiva notevole e un one-two-tree che spacca.
Horrors:rimandati ad un altra prova: fin dalle prime note vi sono problemi di acustica per il chitarrista che vengono risolti solo dopo la 3^ canzoni mentre il cantante alla fine di quasi tutte le canzoni va a lamentarsi dal fonico di palco perchè non sente la propria voce. In questo contesto scelgono di suonare solo i pezzi dell'ultimo album appena uscito che non conosco per cui dopo 10 canzoni decido di spostarmi al Pitchfork stage per Wavves. Questo giovane californiano descritto positivamente in un articolo su un magazine che ho letto di recente in cui viene paragonato addirittua a Beck sale sul palco con la chitarra accompagnato solo da una batteria. L'esecuzione dei pezzi lascia un po' a desiderare; l'attitudine punk prevale sulle melodie Beach Boys e suoni shoegaze del disco e arriviamo al finale col botto: cadono alcuni microfoni e il batterista se ne va dopo aver rovesciato la batteria a terra mandando a quel paese Wavves che a sua volta si altera con i tecnici che nel frattempo stanno sistemando la batteria. Borbotta qualcosa e se ne va tra i fischi. Per inciso il giorno successivo ammetterà di essere salito sul palco ubriaco e sotto l'effetto dell'ecstasy. Stendiamo un velo pietoso.
Venerdi 29
E' il giorno in cui il festival offre più gruppi in assoluto per cui cercheremo di muoverci tra un palco e l'altro, magari rinunciando a sentire per intero un concerto per non perdere un'altro gruppo che sta suonando in contemporanea. E' un lato negativo di tutti i festival di queste dimensioni, ma è così, prendere o lasciare.
Alle 18 siamo già aspettando i Crystal Stilts gruppo esordiente che non delude. E' un Indie-pop gia acoltato, un po' Pulp, un po' Coral e un po' Joy Division, in particolare la voce del cantante ricorda vagamente quella di Ian Curtis, ma i pezzi sono convincenti e se capita andrò sicuramente a rivederli.
Vivian Girls: se il disco non mi aveva entusiasmato i primi brani sembravano scorrere sulla stessa falsariga, ma dopo qualche minuto grazie all'esecuzione dei pezzi migliori come "Wild Eyes" e "I Can't Stay" sono riuscite a farsi apprezzare. Nulla di trascendentale, una batteria e due chitarre e suoni che si rifanno agli 80's(vi ricordate i Pikes In Panic?), ma comunque gradevoli.Spiritualized:il Rockdelux stage (anfiteatro sul mare) e la degna cornice di un show attesissimo e seguito da un numeroso e attento pubblico che gratifica con grande calore le linee melodiche proposte da questa band e la perfetta esecuzione di On fire con l'ausilio delle coriste è la sintesi di vent'anni di grande musica che gli Spiritualized hanno alle spalle.
The Pains of Being Pure at Heart. So di chiedervi un sforzo, ma segnatevi questo nome per esteso perchè se c'è una band esordiente che negli ultimi tre anni mi ha entusiasmato è proprio quella formata da questi 4 Newyorkesi : il disco è una sintesi di suoni che va dagli Smith's ai Ride,Jesus & Mary Chain e agli Stone Roses. Le canzoni (tutte belle) anche dal vivo rendono alla grande e auspicare un futuro roseo per questa band e il minimo che possa fare.Jason Lytle from Grandaddy: accompagnato da una band di quelli che potrebbero esseri i cugini dei Grandaddy, comincia tranquillo con i pezzi di "yours truly, the commuter" l'unico album, molto gradevole,che è uscito dopo lo scioglimento dei Grandaddy e il pubblico lo invita a suonare qualche pezzo storico. Lui accontenta tutti scaldando la platea con "Am 180" che è il pezzo che chiude la performance di questo adorabile nonnino.
Art Brut: molto divertenti e autoironici tra un pezzo e l'altro, ma durante le canzoni non si risparmiano per nulla e il loro pop-punk-rock risulta molto coinvolgente, inoltre Eddie Argos per la voce e il modo di porsi è una specie di Shaun Ryder del 2000. Imperdonabile però la mancata esecuzione di "Formed a band"
Crystal Antlers: non li conoscevo e nei 15 minuti di concerto visti mi hanno confuso le idee ulteriormente: sono dei pazzi scatenati in grado di passare da sonorità stile Sparklehorse ai primi Nirvana. Di certo un set esplosivo e se capita torno a vederli di certo.
Jarvis Cocker: show molto convincente imperniato sulle belle canzoni di "further complication", ultimo dei suoi due album da solista in cui la sua vena compositiva prende la direzione del glam-rock stile Bowie. Chi si aspettava pezzi dei Pulp rimane deluso, ma conoscendo il carattere orgoglioso di Jarvis c'era da saperlo. Aggiungo di averlo notato la sera prima sotto il palco per i My Bloody Valentine a pochi metri di distanza da dove mi trovavo e anche due ore prima del concerto l'ho incrociato per le vie all'interno del festival, questo fa onore alla coerenza di chi ha raggiunto la notorietà cantando "I wanna live like common people".
A Certain Ratio: anche se non gode di particolare popolarità almeno in Italia, questo combo è un gruppo storico della Factory records. Attivi dal 1980 suonano un set impregnato di soul e funk con tanto di fiati e corista di colore. I suoni risultano un po' datati, ma ascoltandoli si capisce da dove arrivano gruppi come Happy Mondays, Flowered up, ecc.
Bloc Party: arrivo dal palco degli ACR e faccio in tempo ad ascoltare solo gli ultimi 4 pezzi in cui brilla la personalità del cantante e il tiro con cui "aggrediscono" le canzoni,Saint Etienne: già visti a un festival inglese una decina di anni fa me li ricordavo con tanto di strumenti, fiati e organo e invece mi ritrovo solo le due ragazze alle voci spalleggiate da due campionatori. Una grande delusione in partenza e durante lo spettacolo le cose non migliorano di certo: una volta suonata l'immancabile " nothing can't stop us now" scivolano in brani dagli arrangiamenti molto discutibili al punto che sembra di aver di fronte gli Abba. Me ne vado molto perplesso dopo 20 minuti.
Sabato 30
Michael Nyman: L'unico concerto che abbiamo visto all'auditorio che ho descritto sopra e che concerto!. Accompagnato da un orchestra formata da 11 elementi in cui spiccano gli archi e i fiati la performace di questo Morricone britannico è di quelle che emozionano e lasciano il segno profondamente nell'attentissimo e caloroso pubblico che affolla la sala. Le canzoni sono quasi tutte colonne sonore di film tra cui "Lezioni di piano" e Greenaway e alla fine i 5 minuti di applausi che richiamano i musicisti sul palco la dicono lunga sul gradimento per l'artista.Neil Young: del vecchio Neil colpisce la gioia e la voglia di stupire con cui sta sul palco e in questo senso ha molto da insegnare a certe giovani band viste anche al festival. Nel dettaglio del concerto si fa preferire nella parte acustica del suo spettacolo in cui propone i suoi classici tipo "Hey Hey, My My" (pezzo coverizzato anche dai fratelli Gallagher), mentre si perde nelle ballate rock che finiscono in interminabili jam session strumentali. Il finale con "Rockin in the free world" mette tutti d'accordo.
Sonic Youth: E' da un entusiasmante concerto al Rolling Stones del 1991 durante il tour di "Dirty" che mi chiedo se quella sera ho preso un abbaglio: con questo da allora è la 4^ volta che li vedo dal vivo e anche stavolta insistono sui pezzi del disco in uscita dimenticando la loro ottima produzione discografica da "Dirty" a "Daydream nation" passando per "Goo" e "Sister". Il tempo passa per tutti e al di là della critica per la scelte dei pezzi le canzoni risultano troppo simili una all'altra perdendosi in una monotonia non degna di un gruppo da un passato glorioso come il loro.
Deerhunter: sono un gruppo arrivato già al 3° disco che conoscevo poco, ma mi hanno impressionato al punto di recuperare tutte le loro precedenti uscite e nei prossimi giorni mi diletterò in un ascolto più dettagliato. Hanno influenze stile Mercury Rev, Doves e Joy Division, ma i brani sono molto personalizzati e non peccano certo per originalità. Da rivedere sicuramente.Black Lips: chiudo la tre giorni con questi pazzi scatenati che spaziano dal punk prima maniera, al rock'n'roll primitivo allo psychobilly. Un vero spasso per un pubblico che sembra gradire molto. Anche loro, come Wavves, quando parlano tra un pezzo e l'altro danno la sensazione di essere un po' alticci a livello alcolico, ma il contesto sonoro non ne risente minimamente. Divertenti
Considerazioni finali
La tre giorni finisce qua e al termine due parole sul pubblico: numerosa la presenza degli inglesi, qualche francese e qualche italiano, ma mi ha impressionato la stragrande maggioranza spagnola. Ogni sera si arriva intorno alle 45.000/50.000 presenze e questo, unitamente al fatto che vi sono altri festival importanti come il Fib di Benicassim (quest'anno con Oasis, Killers, Kings Of Leon, Franz Ferdinad, Paul Weller ecc.) e Bilbao (Depeche Mode, Placebo, Basement Jaxx ecc), dimostra che la Spagna dal punto di vista della cultura musicale in Europa è seconda solo alla Gran Bretagna.
Da parte nostra si torna a casa un po' stanchi, ma contenti e si pensa già a esserci per la prossima edizione...
Un sentito ringraziamento va a Fabio e Corrado per la collaborazione data per la scrittura di questo articolo.
Davide
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Ultimo aggiornamento ( Lunedì 03 Maggio 2010 10:37 )


