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Death "...For The Whole World To See"

Venerdì 06 Marzo 2009 16:45
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 Death "...For The Whole World To See", CD Drag City 2009
Con l'aggressività di un presentatore di telemarket e la presunzione di chi lo fa per primo, mi appresto a "vendervi" questo piccolo capolavoro rimasto nascosto tra le pieghe della discografia non ufficiale per ben 35 anni. "For The Whole World To See" è un altro ritratto affascinante della Detroit di metà anni 70, con tutto ciò che il "pacchetto" comporta. Fatti salvi lo sporco, l'aggressività animale e la violenza della scena "rock" della Motorcity, questo "mezzo album" sarà una rivelazione per tutti coloro abbiano sviluppato una dipendenza da Stooges e MC5. Sì, perchè qui di proto punk si parla, ma di un proto punk pericoloso, suonato da tre fratelli afroamericani che dopo aver assistito ad un concerto degli Stooges si sono "convertiti" al verbo del "gimme danger", annaffiandolo con la benzina di testi caustici e "sociali". I tre fratelli Hackney (che sembrano usciti dal cast de "I Guerrieri Della Notte"), una volta registrato un demo, ricevono dalla Columbia (attenta al potenziale estetico e musicale della band) una proposta per un LP, e prontamente iniziano le sessions di registrazione. Il management della major discografica è soddisfatto dei risultati parziali, ma non può prendersi il rischio di uscire con una band che si chiama "Death", perciò impone una forzatura al gruppo. Che in tempo zero risponde picche, si porta a casa il "settebello" di canzoni su bobina, l'anticipo in denaro e esce di scena sbattendo la porta. Con l'anticipo i nostri riescono a stampare 500 copie di un 7" che poi diventerà leggenda ("Politicians In My Eyes"), e, grazie all'interessamento del figlio di uno di loro, il master scende dalla soffitta per esplodere rabbioso in questo 2009. Le sette tracce di questo lavoro (incompiuto, in quanto il progetto inziale era di pubblicare 12 canzoni) sono "senza filtro", e l'assalto dell'opener "Keep On Knocking" è un tagliente biglietto da visita. Echi di MC5 affamati e "randagi" si possono sentire su "Rock'n'Roll Victim" e "Freakin' Out", mentre un insolito spazio psichedelico-progressivo si dilata su "Let The World Turn" (l'unico pezzo ancora "tinto" di tardi 60s, e picco creativo del disco). "Politicians In My Eyes" inizia a delineare le una ritmica p-funk, una specie di anticipo new wave, chiudendo il minutaggio e lasciando la curiosità del "cosa sarebbe succeso se"... personalmente non riesco a smettere di ascoltarlo, troppo affascinante è lo "scontro" tra gli umori furiosi e le dilatazioni disilluse di chi ha visto i 60s morire nella violenza, unito a questa accentuata capacità di vedere "oltre". Forse la dimensione ideale per questo disco è la sua "incompiutezza", che preserva intatto il suo fascino. Resta indiscusso il potenziale di una grande band, che non aveva certo carenza di idee e di mezzi per realizzarle. Quante sorprese riserveranno ancora le polverose soffitte dei 70s?
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Ultimo aggiornamento Lunedì 09 Marzo 2009 17:29
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