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Kaleidoscope: un'intervista a Peter Daltrey - Parte 2

Venerdì 25 Gennaio 2008 21:32 amministratore

Finalmente online il secondo appuntamento con Peter Daltrey e i Kaleidoscope... nuove istantanee dei Sixties, nuove storie e testimonianze della Swinging London dalla viva ed entusiastica voce di un artista che si dimostra anche un ottimo "reporter"...

CLICK HERE FOR ENGLISH VERSION  

Parliamo della produzione nei 60’s…c’è qualcosa che non ti piaceva? La strumentazione, gli arrangiamenti, degli accorgimenti in studio che non volevi usare con i Kaleidoscope?

Hmmm…registrare per la Bbc. Non i miei ricordi più felici. Adesso abbiamo un’infinità di stazioni radio che trasmettono musica pop 24 ore al giorno. All’ epoca tutto quello che avevamo era Radio Lussemburgo che ci arrivava in un mare d’interferenze e il Bbc Light Programme. Nel ’67 fu lanciata Radio One. La nostra prima stazione pop. Le stazioni che trasmettevano dalla navi pirata competevano, ormeggiate nei mari del nord offrendo un menù musicale più vario. L’ unione dei musicisti aveva stipulato un accordo che prevedeva che una certa percentuale della musica trasmessa dovesse essere suonata dal vivo. Cosi’ parecchi gruppi registravano nei molti studi della Bbc a Londra, diluendo il tempo come richiesto.
Abbiamo fatto innumerevoli apparizioni in questi programmi. Il problema era che lo staff della Bbc era della vecchia scuola, con i piedi ben piantati nell’era del vapore, dell’impero, di “Oxbridge” e delle frittelle con il tè. Gli studi erano dei musei pre-bellici di manopole in bachelite e ingegneri in camicie inamidato tè dal colore creosoto e tutto era governato dall’orologio.
Non mi sono mai piaciute quelle registrazioni. Non si sono mai nemmeno avvicinate a catturare il nostro live sound. Non fatevi ingannare da quelle registrazioni.

Il vostro primo disco Tangerine Dream è probabilmente uno dei momenti migliori della psichedelica inglese, il modo in cui la musica rispecchia i testi è straordinario! Ti va di parlarci un po’ delle registrazioni.

Il 24 Febbraio del 1967 c’e’ stata la nostra prima session di registrazione come Kaleidoscope.
Ai Philips Stanhope Place studios ad un passo da Marble Arch. Sebbene nervosi, entrando in questa misteriosa e poco illuminata caverna sotterranea sapevamo tutti che non potevamo permetterci che niente andasse storto. Registrammo “Holiday Maker” e “Kaleidoscope". A differenza di tutte le registrazioni che avevamo fatto in precedenza, non eravamo delusi dal risultato. Infatti, eravamo sbalorditi dalla chiarezza dei risultati, affascinati dal processo di registrazione e contenti di trovare degli ingegneri che fossero amichevoli e cooperativi. Il processo di registrazione ci fu tolto di mano e fu una sorta di mistero: facemmo quello che ci dissero riguardo ai volumi e le riprese. Gli arrangiamenti erano compito nostro sebbene Dick ci desse qualche imput. Eravamo sempre disponibili ad ascoltare e ad inserire idee creative. Ma tutte le canzoni arrivarono in studio completamente sviluppate. Non abbiamo mai composto in studio come alcuni gruppi. Le nostre canzoni erano scritte accuratamente, corrette arrangiate e ripulite a lungo prima delle registrazioni. Dick produsse e ovviamente consapevole della nostra emozione, ci diede del tempo per sistemarci, e abituarci alla Cattedrale che era lo studio. Di fatto lo studio era cosi’ grande che dopo aver sistemato la nostra attrezzatura ne avevamo occupato solo una piccola parte, ma questo è quello che preferivamo reminescenti, forse, delle prove notturne nelle aule di Acton non molto tempo prima.

Un giorno davvero memorabile. Provammo per la prima volta quello stato quasi di sogno di passare dalla penombra avvolgente dello studio nel mondo esterno, come viaggiatori che tornano da una viaggio di scoperte. Sbatti le palpebre e ti ritrovi nel mondo reale con la vita che scorre. Difficile da spiegare: avresti dovuto essere li.
Sebbene ci fosse molto fermento dietro le quinte, le nostre session successive furono alla fine di aprile. Dick voleva ascoltare dei pezzi nuovi. Suonammo “The Murder of Lewis Tollani, ma fu un po’ recalcitrante alla nostra strana proposta. Passammo il giorno a registrare “Mr. Small, the watch repairer man” una canzone sul padre di Ed che aggiustava orologi in un piccolo laboratorio sotto le scale della loro casa ad Acton. Registrammo anche “Move”, un pezzo che veniva sempre bene dal vivo, ma che non rendeva cosi’ bene su bobina. Questa fu la prima indicazione, che le nostre canzoni più dure e rumorose avrebbero avuto vita difficile nell’entrare nell’album. Sebbene dovesse accontentare il pubblico, il processo di registrazione aveva dei problemi nel sistemare i livelli di una performance live simulata. Nessun dubbio che oggi sia differente, ma allora gli ingegneri ci consigliavano sempre tatticamente di riprovare a dei volumi più bassi e questo uccideva le dinamiche della canzone.

Qual’e’ la storia dietro delle canzoni meravigliose come “The Murder of Lewis Tollani” o “Dive into yesterday” (due delle mie preferite di sempre), come ricreavate tutte le sfumature del vostro suono dal vivo?

La responsabilità è dei fratelli Bee Gee. Avevo comprato una copia di “Horizontal”. “Lemons never do forget”. Ma fu il singolo “New York Mining Dissaster 1941”, che ci fece sedere e ascoltare. “Lewis Tollani” fu scritta come risultato diretto dell’ascolto di quella canzone. Non ho idea di dove fosse uscita la storia. Ok, suppongo, se sono onesto che fu un tentativo cosciente di produrre qualcosa che fosse “strano, ma tutto questo era parte del processo d’apprendimento di un compositore. Ascolti, impari, prendi quello che ti ha colpito di più, lo adatti e lo sviluppi. Ovviamente eravamo influenzati da tutto quello che stava accadendo negli anni sessanta: la musica, la moda, la rivoluzione sociale e culturale che stava cambiando la Gran Bretagna dalla terra di nessuno bombardata e monocromatica del dopo guerra, governata da imperturbabili politici fumatori di pipa in completi di tweed che erano ansiosi di preservare lo status quo della gerarchia della classi sociali che vedeva loro e i loro pari in cima e il resto di noi con la plebe obbediente che si toglieva il cappello. Stava diventando un mondo in Tecnicolor guidato dai giovani che tagliavano i drappi impolverati per far entrare la luce. Niente poteva fermarci.

“Dive into yesterday” e molte altre nostre canzoni, sia musicalmente sia liricamente sono nate da tutto questo. “Dive into yesterday” ha dimostrato di avere il titolo più adatto fra tutte le nostre canzoni; un appello perfetto per la nostra nuova generazione di fans.

Per quanto riguarda il riprodurre il nostro suono dal vivo: Noi eravamo un gruppo rumoroso.
Forse non su disco ma sicuramente sul palco. Tragicamente non esiste nessuna registrazione di un nostro live-set. Ma ascoltate “(Love song)For Annie” o “Diary Song” da “White-faced Lady” entrambe le canzoni si avvicinano a riprodurre il nostro live sound. Eravamo perlopiù un gruppo live. Non dimenticare che a differenza di molti gruppi oggi, noi pagavamo i nostri conti, avevamo fatto concerti per anni prima di ottenere un contratto, c’eravamo trascinati dentro e fuori centinaia di locali, consumato gomme in abbondanza sulle strade piene di buche in Inghilterra, mangiato abbastanza colazioni unte da ostruire migliaia di miglia d’arterie. Per mettere su uno show eccitante dovevamo dare qualcosa di selvaggio. Le piccolo filastrocche non prendevano clienti.
 C’erano le preferite dai nostri album che inserivamo nei nostri concerti: “Snapdragon” “(Love Song)for Annie”, “Music” e “Faintly Blowing”. Darei qualsiasi cosa per tornare indietro nel tempo e stare fra il pubblico al Mothers Club a Birmingham e guardare uno dei nostri concerti…

Recentemente ho letto sull’eccellente libro di Federico Ferrari “All’Ombra di Sgt. Pepper” (un libro italiano sulla psichedelica inglese) che eravate soliti fare delle performance dal vivo con suonatori di tablas e ragazze che leggevano poesie sul palco…come organizzavate delle cose cosi pittoresche?

Di solito avevamo una ragazza in minigonna che sedeva sul palco con noi.  Stava lì e leggeva un libro di poesie durante il nostro set. Durante una canzone io e Ed mangiavamo una mela.
Probabilmente voleva essere molto simbolico e misterioso ma rendeva difficile cantare con la bocca piena di poltiglia di mela. Durante la nostra ultima canzone “Face” esplosiva e ormai dimenticata io mordevo una capsula di plastica con del sangue finto e collassavo sul palco non appena gli ultimi accordi della canzone svanivano. Questo provocò una rivolta e fummo inseguiti fuori del locale dagli organizzatori che avevano chiamato un’ambulanza, ingannati dalla mia interpretazione di degna di un vincitore d’Oscar, ovviamente mortificati nel dover spiegare il loro errore.

Sul palco il gruppo era una vera centrale elettrica. Fondevamo innumerevoli amplificatori.
Dan era un batterista frenetico, in netto contrasto con la sua piccola statura. Steve strimpellava felice, aggiungendo tutti i bassi importanti alla musica. Ed era un genio della chitarra, un signore del feed-back che usava con maestria e con grandi risultati sul palco. In seguito avrei suonato qualche tastiera dal vivo, ma ero sempre felice con un microfono in mano “performing” sempre il fan frustrato di Billy Fury e Gene Vincent.

Al tempo dell’uscita del vostro secondo album “Faintly Blowing”, il vostro sound e songwriting cambiò un po’. Secondo me diventando allo stesso tempo un po’ più grog e allo stesso tempo melodico in maniera folk. Qual è la tua opinione a riguardo?

L’ album era il riflesso della nostra crescita come compositori. La scrittura d’ogni tipo si sviluppa e matura con il tempo. Essere capace di scrivere è un dono: ma o lo usi o lo perdi. Eddie ed io non abbiamo mai smesso di scrivere. Eravamo molto prolifici. Ma eravamo anche autocritici ed onesti.
Se una canzone non rientrava nei nostri standard, la lasciavamo stare e andavamo oltre. Prima di entrare in studio avevamo studiato quali canzoni erano pronte; forse una dozzina, molte delle quali già facevano parte del nostro live-set. Cosi’ al momento di entrare in studio le canzoni erano passate già attraverso numerosi processi di revisione.

Le canzoni su “Faintly Blowing” il mio preferito dei due dischi dei Kaleidoscope degli anni 60’s, furono scritte, arrangiate e registrate molto attentamente. Con “Tangerine Dream” noi, Dick incluso, eravamo ansiosi di entrare in studio, iniziare le registrazioni e finire il nostro primo album per farlo seguire al primo singolo. “Faintly blowing” seguì un processo più curato, ci furono vari incontri per decidere quali pezzi sarebbero finiti sul disco; scrutini riguardo l’ordine delle canzoni per dare una buona esperienza d’ascolto dall’ inizio alla fine.

A questo punto la Fontana e Dick in particolare, pensavano ancora di avere i prossimi Beatles, cosi avevamo un grosso budget per il disco che includeva degli arrangiamenti orchestrali per alcune delle canzoni. Ovviamente eravamo molto eccitati a riguardo; io ero particolarmente contento che John Cameron l’arrangiatore di Donovan fosse stato scelto per lavorare con noi. Donovan aveva una grande influenza sui miei testi; il suo disco “Storybook” è ancora uno dei miei favoriti e uno dei pochi che ascolto ancora di tanto in tanto.

Mi piace la varietà di stili, sia di testi sia musicali presenti su “Faintly Blowing”. Io ed Eddie stavamo maturando come autori e il disco è una buona vetrina dei generi differenti che stavamo approcciando. L’ intero album ha una cura dei particolari più attenta del primo, sebbene questo conservi ancora un’attraente freschezza, la naivetè della gioventù.

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ENGLISH VERSION

Let's talk about music production in the Sixties... was there something you did not like? I mean instruments, arrangements, studio tricks you did not want to use with Kaleidoscope?

**Hmmm... Recording for the BBC. Not my happiest memories. We now have countless radio stations beaming endless pop music at us twenty-four hours a day. Back
then all we had was Radio Luxembourg coming at us through a pea-soup of interference and the BBC Light Progranmme. In '67 Radio One was launched. Our first national pop station. The pirate boats competed, moored out in the North Sea offering a more varied musical menu. The Musicians Union stipulated that a
certain percentage of broadcast output must be performed by their members, live musicians. So lots of bands recorded at London`s many BBC studios, diluting the amount of needle-time as required. We made countless appearances on these shows.The problem was that the BBC staff were old-school, one foot firmly planted in the steam-driven era of Empire and Oxbridge and crumpets for tea. And the studios were pre-war museums of Bakerlite knobs and engineers in starched white coats and creosote-coloured tea and everything governed by the clock. I never liked these recordings. They never even approached capturing our live sound. Don`t be fooled by those recordings.

Your first album "Tangerine Dream" is probably one of the finest moments of the whole british psychedelia, the way the music reflex the lyrics is simply amazing! Do you want to talk a bit about the recording process?

**On the 24th February 1967 we had our first recording session as Kaleidoscope at Philips` Stanhope Place studio just a giant leap for mankind from Marble Arch. Although nervous, entering this mysterious, subterranean dimly-lit cavern, we knew that we could not allow anything to go wrong. We recorded `Holiday Maker` and `Kaleidoscope.` Unlike every recording session we`d ever had before -- in egg-box dives -- we were not disappointed with the results. In fact we were stunned by the clarity of the results, fascinated by the recording process and pleased to find that the engineers were friendly and co-operative. The actual recording process was taken out of our hands and was something of a mystery: we did what we were told in terms of levels and retakes. The arrangements were down to us, although Dick did have some input via carefully phrased suggestions. We were always willing to listen and incorporate inventive ideas. But all the songs went into the studio fully-formed. We never wrote in the studio like some bands. Our songs were very carefully written, rewritten, arranged and polished long before recording sessions. Dick produced, obviously aware of the beating of our novice hearts, allowing us time to settle down, to accustom ourselves to the cathedral studio. In fact, the studio was so enormous that when we set up our equipment we only occupied a small area, but this was how we preferred it -- reminiscent, perhaps, of our nights rehearsing at the school hall in Acton not so long before.

**A memorable day indeed. We experienced for the very first time that dream-like state as we stepped from the cocoon-twilight of the studio into the outside world -- like travellers returning from a voyage of discovery. You blink and find yourself back in the real world where life goes on. Difficult to explain; you should have been there.
**Although there was much going on behind the scenes, our next recording session wasn`t until the end of April. Dick wanted to hear some new songs. We played him, `The Murder of Lewis Tollani,` but he balked slightly at this unusual offering. We spent the day recording, `Mr.Small, the watch-repairer man,` a song about Ed`s dad who mended watches in a tiny workroom under the stairs at their house in Acton. We also recorded, `Move,` a song that always went down well on stage, but did not transfer so well to tape. This was our first indication that our louder, heavier songs would have difficulty finding their way onto our albums. Although crowd-pleasers, the recording process had trouble accommodating the high decibels of a simulated live performance. No doubt different today, but back then the engineers were always suggesting tactfully that we might like to try it again at a lower level; this killed the dynamics of the song.

What's the story behind such wonderful songs like "The Murder of Lewis Tollani" or "Dive into yesterday" (two of my all-time favourites), how do you recreate all the shades of your sound on stage?

**Blame it on the brothers Bee Gee. I`d bought a copy of `Horizontal.` `Lemons never do forget.` But it was the single, `New York Mining Disaster 1941,` that made us sit up and listen. `Lewis Tollani` was written as a direct result of hearing that song. I`ve no idea where the story came from. OK, I suppose if I`m honest it was a conscious effort to produce something `weird` but that was all part of the learning process for a writer. You listened -- you learnt -- you took in what affected you the most -- and adapted, moving on in a growing, developing way. Obviously we were influenced by everything that was happening in the Sixties: the music, the fashions, the social and cultural revolution that was changing Britain from a monochrome bombed-out post-war wasteland ruled by pipe-smoking stiff-upper-lip politicians in tweed suits who were anxious to preserve the status quo of the class system hierarchy that kept them and their like at the top and the rest of us down there with the obedient, cap-doffing plebs. It was becoming a Technicolor world and young people were leading the way, slicing through the dusty drapes and letting the light in. Nothing could stop us.

**`Dive into Yesterday` and many of our other songs, lyrically and musically, grew out of all this. `Dive into Yesterday` has proved to have the most apt title of all our songs: a perfect clarion call to our new generation of fans.

**As far as reproducing our recordings on stage: We were a noisy band. Perhaps not on record, but certainly on stage. Tragically no recording of our live act exists. But listen to `(Love Song)For Annie` or `Diary Song` from `White-Faced Lady` and both tracks come close to reproducing our live sound. We were very much a live act. Don`t forget that unlike many bands today, we`d paid our dues, we`d been gigging for years before we got our recording contract, we`d dragged ourselves in and out of a hundred dives, worn out plenty of rubber on the pot-holed back roads of England, eaten enough greasy-spoon breakfasts to clog a thousand miles of arteries. To put on an exciting show we had to give it some wellie. Fey little fairy-tales wouldn`t get the punters up on their high-heeled feet. But there were favourites from our albums that we incorporated in our live show: `Snapdragon`, `(Love Song)For Annie`, `Music` and `Faintly Blowing.` It was quite a show. I would give anything to go back in time and stand in the
audience at Mothers Club in Birmingham and watch one of our gigs...

I recently read on Federico Ferrari's excellent "All'Ombra di Sgt. Pepper" (an italian publication about British Psychedelia) you uset to set up performances during your gigs, you had tabla players and girls reading poetry onstage... how did you organize such colourful things?

**We used to have a girl in a mini skirt sitting on stage with us. She sat there reading a book of poetry throughout our set. Ed and I would eat an apple during one number. Probably meant to be very symbolic and mysterious but just made it difficult to sing with a mouthful of apple mush. And then during our finale number -- the explosive and now long lost `Face` -- I bit on a plastic blood capsule and collapsed on stage just as the last chords were fading. It caused a right old riot and we were chased out of the building by the gig organizers who had called an ambulance, completely fooled by my Oscar-wiining on-stage death and they felt pretty silly having to explain their donkey-brained mistake.

**On stage the band was a real powerhouse. We blew up countless amplifiers! Dan was a really powerful manic drummer, in stark contrast to his diminutive stature. Steve thumped away happily, adding the all-important bottom end to the music. Ed was a guitar-genius, a master of feedback that he used skilfully and to great effect on stage. Later I played some keyboards on stage, but I was always happier with a mike in my hand `performing` -- ever the frustrated Billy Fury and Gene Vincent fan.

By the time of the release of your second album "Faintly Blowing", your sound and songwriting changed a little bit. In my opinion it became more progressive and at the same time more melodic in a folky-way. What's your opinion about it?

**The album is a reflection of our growth as songwriters. Writing of any kind develops and matures with time. Being able to write is a precious gift: but you use it or lose it. Ed and I never stopped writing. We were very prolific. But we were also honest with self-criticism. If a song did not come up to our standard we let it wither and moved on. Before we went into the studio we would have studied which songs were ready; maybe a couple of dozen songs, many already incorporated into our stage act. So by the time we got into the studio the songs had already been through several editing processes.

**The songs on `Faintly Blowing` -- my own favourite of the two Kaleidoscope albums from the Sixties -- were very carefully written, arranged and recorded. With `Tangerine Dream` we -- Dick included -- were anxious to get into the studio and start recording and finish the first album to get it out behind the first single. With `Faintly Blowing` it was a more carefully-considered process, with various meetings to decide which songs would go on the album; close scrutiny was also given to the running order of the tracks to present a good listening experience from beginning to end.

**At this stage Fontana -- and Dick in particular -- still thought they had the next Beatles, so we had a big budget for the album which included orchestral arrangements for some of the songs. Naturally, we were very excited about this; I was particularly pleased as Donovan`s arranger, John Cameron, was chosen to work with us. Donovan was a big influence on my lyrics; his `Storybook` album is still one of my favourites and one of the very few that I still listen to occasionally.

**I like the variety of styles -- lyrical and musical -- on `Faintly Blowing.` Ed and I were maturing as writers and the album is a good showcase of the different genres we were tackling. The whole album has a better sense of attention to detail than the first -- although the first still has that appealing freshness, a youthful naiveté.

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Ultimo aggiornamento Domenica 08 Novembre 2009 18:03
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