Reviews

Peter Sellers & The Hollywood Party “In The City EP” 12”

Peter Sellers & The Hollywood Party...

La prima cosa che colpisce è il suono: spiazzante, inaspettato, austero, ma al contempo caldissimo. Inizia così il 12” che sancisce il ritorno... [More...]

Youngteam “Fading Into Night”, Northern Star Records 2014

Youngteam “Fading Into Night”,...

Nuova emissione per gli svedesi Youngteam, sempre per Northern Star Records. “Fading Into Night” prende parzialmente le distanze dal primo album... [More...]

Articles

Sai cos'è il Salford Lads Club?

Sai cos'è il Salford Lads Club?

Manchester, 13 agosto 2013. Tanto per cambiare, piove. Una coppia di devoti al Santo Morrissey, con le scarpe inzuppate e i cuori tremanti, si... [More...]

Punk e New Wave nella ex Jugoslavia - Parte 3: tra Belgrado e Novi Sad

Punk e New Wave nella ex Jugoslavia -...

Dopo una lunga pausa arriviamo alla terza puntata dedicata alla new wave jugoslava, ovvero al cosiddetto novi talas il termine adottato dalla critica... [More...]

Interviews

The Specials: un'intervista a Roddy

The Specials: un'intervista a Roddy...

CLICK HERE FOR ENGLISH VERSION Sono stati e continuano ad essere un gruppo fondamentale. Gli Specials, nel bene e nel male, in pace e in guerra,... [More...]

Wunderkammer

Wunderkammer

Sono da poco usciti allo scoperto con un 7” per Desert Fox Records, si chiamano Wunderkammer e sono un trio piuttosto atipico. Batteria, basso e... [More...]

Creative Commons

Retrophobic people

 7 visitatori online

Kaleidoscope: un'intervista a Peter Daltrey - Parte 1

Domenica 20 Gennaio 2008 17:29 amministratore

La storia dei Kaleidoscope è stata sempre avvolta nel mistero, del gruppo non si è mai saputo molto, come se a parlarci di loro dovesse essere solamente la musica che usciva dai solchi dei loro album.
Una mancanza d’informazioni che accendeva ancora di più la curiosità e la fantasia su uno dei gruppi migliori eppure mai troppo celebrati(se non con la riscoperta degli ultimi anni) di quella fertile, splendida e breve stagione musicale che fu la psichedelia britannica. Nati come molti gruppi inglesi dell’epoca sulla scia del successo dei Beatles, il gruppo aveva costruito ben presto una sua forte identità, basata su un suono squisitamente al bionico fatto di un amore per un immaginario fatto di paesaggi fiabeschi, racconti di gente ordinaria resa straordinaria attraverso la lente deformante del verbo psichedelico come dei giovani Ray Davies che cercavano di riscrivere a modo loro “Alice nel paese delle meraviglie” il tutto attraverso una musica sospesa, originale ed inebriante capace di trasportare per la durata dei loro pezzi l’ascoltatore in un’altra dimensione. Difficile, se non addirittura impossibile quindi non innamorarsi dei loro due album ”Tangerine Dream” e “Faintly Blowing” come della successiva incarnazione nei Farfield Parlour.
Date tali premesse non potete immaginare quale può essere stata la nostra soddisfazione nel parlare delle loro avventure musicale con il cantante-compositore Peter Daltrey.
Già perché se per una buona intervista è necessario un buon interlocutore in questo caso noi abbiamo ottenuto il massimo possibile, e per un attimo c’e’ sembrato di trovarci dietro la Lambretta di Peter in corsa verso una serata di prove, oppure a Kensington Market e a Portobello Road in piena summer of love. Speriamo che la macchina del tempo funzioni anche per voi! (Gianluca)

CLICK HERE FOR ENGLISH VERSION  

Ciao Peter, benvenuto su Retrophobic, tornando indietro agli inizi della tua avventura musicale, vuoi condividere con noi i tuoi ricordi circa il tuo background, a che eta’ hai iniziato a interessarti alla musica ?Le tue prime esperienze musicali ?

 Torniamo indietro nel 1962; penso che come inizio sia sufficiente!
Io e il mio amico Les, andavamo a vedere i rock’n’roll show che giravano la Gran Bretagna nel circuito dei cinema. Si vedevano cinque o sei gruppi nello stesso concerto.
Ognuno suonava i suoi hit e un paio di altre canzoni e poi correva via dal palco per fare posto per il gruppo successivo. Di nuovo la mia memoria mi inganna. Mi sarebbe piaciuto ricordare i gruppi
Che ho visto, ma sono scomparsi in qualche angolo trasandato del mio cervello zuppo. So che abbiamo visto gente come Chuck Berry, Del Shannon, Dion, e non posso dimenticare due concerti in particolare: Gene Vincent e Billy Fury.
Un ronzio palpabile ed elettrico d’attesa aveva preceduto l’arrivo di Vincent. E’ stato annunciato ha un teatro buio; abbiamo tutti applaudito e si è sentito questo suono stridente. Quando le luci si sono riaccese c’ era Gene con la sua posa classica appeso al microfono "Be bop alloola, she`s ah my baby...”. Quant’ era cool. Ciuffo unto, faccia bianca scolpita. Camicia satinata blu. Pantaloni stretti neri - e una parentesi graffa di metallo luccicante che teneva la sua gamba. Vincent era nella macchina la notte che Eddie Cochran era morto.
Il vecchio Gene si era rotto la gamba. Cosi’ ora la trascinava come un trofeo di morte,
Un ricordo costante della notte che il mietitore aveva portato il grande Cochran fino a tre gradini dal paradiso.
La notte che abbiamo visto Billy Fury è scolpita in oro nel mio cervello. Di nuovo un brontolio silenzioso d’attesa. L’ annuncio. Le tende di velluto si ritirano, il gruppo che entra dentro
Indossa un completo italiano di seta color bronzo che luccicava come l’acqua santa. Era più bello di Gesu’.  Le ragazze stavano morendo. E i ragazzi erano a bocca aperta, non credendo a quello che stavano vedendo. Il suo ciuffo dorato perfettamente spettinato. Lo scintillio demoniaco dei suoi occhi. E i suoi pantaloni attillatissimi!Mio Dio!Cos’e’ quello?!
Il management ha tirato il sipario su di lui. Dopo quella che deve essere stata una discussione accesa
Nelle quinte il concerto è iniziato di nuovo, con Fury un po’ meno “furioso nei pantaloni”. Che notte!
-Si. Come un milione di adolescenti sognavo di essere in un gruppo. No non è vero.
Io sognavo di essere al centro del palco accecato dai riflettori, contorcendomi contro l’asta argentata del microfono, un migliaio di ragazze urlanti. Giovane sognatore.
In molti modi ho raggiunto quel sogno che mi travolgeva, quando avevo 18 anni.
Sono un cantante, anche se per lo più sconosciuto alle masse. Va bene. Ho ancora delle ambizioni.
Voglio scrivere una canzone che sia buona almeno la metà di qualunque cosa registrata da Buddy Holly. Lui è il mio eroe musicale. Un artista fantastico stroncato letteralmente nel fiore degli anni. Puoi ascoltare qualsiasi canzone di Buddy Holly oggi e suona fresca come il giorno in cui il povero Buddy l’ ha cantata. Ascoltate “Dreaming of Holly su “Tatoo”).

In quale modo sei entrato in contatto con Eddie Plummer e gli altri della band?

 La maggior parte dei fan conoscerà la storia per averla letta sul mio sito (www.chelsearecords.co.uk) per coloro che non lo avessero fatto: Verso la fine del 64’ ho iniziato a lavorare all’ Abc Television ad Hannover Square a Londra, a un urlo, un salto e un colpo da Oxford Circus. Lavoravo nella stanza della posta. Un giorno un nuovo ragazzo è entrato a far parte della nostra allegra squadra. Eddie Plummer, alto, magro, biondo, naso piccolo, sorriso sfacciato e nessun senso della moda, risplendente in un vecchio cappotto da autista di velluto completo di colletto di lana finta.  Correvamo avanti e indietro da Soho trasportando le latte di pellicola avanti e indietro dai distributori. Pranzavamo in questa bettola disgustosa a Carnaby Street. C’ era una sola boutique nella via a quel tempo; un posto rischioso che vendeva intimo in seta per i ragazzi che avevano occhi solo per altri ragazzi.
Ok nel tentativo di rendere breve questa storia altrimenti lunghissima. All’ improvviso Ed mi ha chiesto se mi sarebbe piaciuto unirmi al suo gruppo.Il suo gruppo? Io non sapevo nemmeno che avesse un maledetto gruppo! Come un idiota ho detto si! In che cosa mi ero cacciato. Non sapevo cantare e quello era il posto che mi aveva offerto. Ho accettato di andare alle successive prove del gruppo. Era il mio diciottesimo compleanno. Sono salito sulla mia fedele ma ormai distrutta Lambretta, fino ad una sporca aula di una scuola ad Acton Town appena ad ovest di Londra.
E li c’ era la band: tre giovani ragazzi seduti attorno a poche scatole di apparecchiature sgangherate- La speranza che bruciava già irrimediabilmente nei loro cuori.
Non lo sapevano ancora, un’innocente ambizione che stava per cambiare la loro vite per sempre…e la mia con la loro bruciava lentamente.
Ed: la nostra solidità musicale. Dan: la coscienza e la sicurezza del gruppo. Steve: sempre di buon umore, felice di accodarsi a noi in qualunque direzione, il bersaglio di tutti i nostri scherzi, il suo triste destino già scritto nel libro. Ed io, in piedi precariamente sul bordo di una scogliera, con il cuore in mano pronto a saltare in un futuro che non mi avrebbe mai fatto dimenticare il passato. The Sidekicks.

Se non sbaglio agli inizi eravate una mod band, che tipo di materiale suonate dal vivo di solito?

 Suonavamo canzoni degli Stones e di Muddy Waters. Roba Facile. Amavamo Mose Ellison. Ma eravamo a conoscenza di questa nuova band i Beatles. Loro scrivevano le loro canzoni. Wow! Potevamo Farlo anche noi? Cosi provammo. Naturalmente Ed incominciò a scrivere la musica e io i testi. Uscimmo fuori con questa sciocca canzoncina intitolata “Drivin’ Around”. Un ibrido pop-blues che qualsiasi ragazzino avrebbe potuto scrivere nella pausa pranzo mentre pomiciava con la bionda con la sesta e correggeva i suoi compiti di matematica. Ma la amavamo. Era terribile.
Vivevamo e respiravamo i Beatles. Erano ovunque, erano tutto, eravamo consapevoli del fatto che erano la fuori, scrivendo, registrando, scrivendo la storia e rendendo la rivoluzione giovanile una realtà. Cosi cominciammo a scrivere più canzoni. E ci lasciammo alle spalle tutta quella roba blues. Dopotutto che sapevamo noi del blues. Eravamo sballati naturalmente. Stavamo volando. Cosi’ abbiamo deciso che avevamo bisogno di una nuova immagine.

Hai parlato dell’importanza dei Beatles. Era strano camminare assieme a degli ispiratori che avevano (quasi) la vostra stessa età e non degli “idoli” più vecchi.

 Alle istituzioni non piacevano i Beatles, il rock’n’roll o la pop music, la cultura, i teenager o la moda e i capelli lunghi. Le generazioni più vecchie stavano cercando di preservare il rigido sistema di classi che esistevano da centinaia di anni. Loro erano in cima. Noi eravamo in fondo. Quelli in mezzo volevano essere come quelli che erano in cima cosi anche loro ci guardavano con sdegno e disprezzo. Erano tutti attaccati a un rigido mondo di maniere, dove le classi più basse si toglievano ancora il cappello di fronte a loro, non parlavano se non gli era rivolta la parola e conoscevano il loro posto, ed era lì giù in fondo con le briciole che ci lanciavano. Questo era il mondo monocromatico dei Tories di Harold McMillan, bombette, ex-colonelli dell’esercito, matrone dai capelli blu, colletti inamidati staccabili. Erano ciechi.
Ormai Carnaby Street era esplosa in un’ondata colorata di boutique con musica rumorosa, minigonne, plagi di Mary Quant, camicie di merletto, stivali con i tacchi alti per gli uomini e vestiti trasparenti e spendi, spendi, spendi! I teenager avevano i soldi e li spendevano. Dischi. Vestiti. Alcol. Sigarette. Droghe. Vacanze in Spagna. Acconciature. Cibo economico. Riviste. La corrente stava cambiando. I colonnelli stavano affogando. Stavamo per cambiare il mondo. Ed avevamo i nostri leader, grazie tanto: John, Paul, George e Ringo.

Avete vissuto “l’era magica” dei tardi sessanta inglesi, incontrando persone e realizzato cose in quell’ambiente meraviglioso. Qual era la vostra visione del futuro allora (sia musicalmente sia personalmente e in generale)?
 
 Ad essere sincero “il futuro” era l’ultimo dei pensieri nelle nostre menti. Tutto stava accadendo “Ora”. In qualche modo noi tutti sapevamo che stavamo vivendo un momento e che quel momento andava catturato. Era un tempo in cui anche l’aria stessa che respiravamo vibrava con un senso di “qualcosa sta per accadere” Io e la mia ragazza(ora moglie) di solito pescavamo nei mercati d’antiquariato di Kensington e Chelsea abiti; antichi vestiti di velluto, giacche d’uniformi indossate un tempo da qualche eroe spaventato, scarpe da sera ornate con gioielli di vetro che un tempo avevano danzato il walzer su piste e da ballo coperte di talco in polvere. Era qui che mentre sfregavamo le spalle con altri acquirenti come Donovan e Marianne Faithfull e inalavamo grandi dosi d’aria piena d’incenso, sentivamo per caso pezzi di conversazione, vedevamo poster e flyers per qualsiasi cosa dal grande concerto fino alla piccola riunione di qualche tribù Di sognatori ben intenzionati che si sarebbero adunati il mercoledì seguente a mezzanotte a Hyde Park per canticchiare al mondo in uno stato di perpetuo e delicato sentimento di pace. “Canta per la pace porta un ombrello”.
Al mercato di Portobello Road il sabato mattina compravamo sciarpe della fine del secolo.
Serpeggiavamo dentro e fuori il labirinto di negozi e bancarelle. Più lontano lungo la strada, la gente del posto comprava la frutta e la verdura dai vecchi banchi, i proprietari che urlavano le loro mercanzie come facevano nei secoli passati. Se avevamo i soldi compravamo un paio di mele e vagabondavamo per strada dove i dandies alle prime armi rovistavano speranzosi in montagne di abiti smessi. Qualche turista faceva una fotografia, catturando immagini della colorata e caotica Londra del 1967 per scioccare le loro famiglie al ritorno in Wyoming.
Come ho detto: non abbiamo mai pensato oltre l’“oggi “– ma come gruppo eravamo in missione e impazienti di un riconoscimento. Guardando indietro credo che fossimo piuttosto confusi dal concetto di “tempo”. Forse stava andando troppo veloce, lasciandoci come pezzi di legno alla deriva trasportati nella sua scia.
O forse andava troppo lentamente e ci stavamo mettendo troppo tempo a raggiungere ciò che volevamo. Ma quando sei giovane cose come questa non, ti incasinano la testa per molto. Ti svegli- è un nuovo giorno –tutto è possibile- non invecchierai mai-prendi la vita per il collo e la scuoti per fargli capire che sei vivo e poi cerchi di sbarcare il lunario in qualche modo.

Cliccare Qui per passare alla seconda parte dell'intervista

ENGLISH VERSION

Hi Peter, welcome to Retrophobic, going back to the origins of your musical adventure, would you share with us your recollections about your background; at what age you did develop interest in music ? What about your early musical experiences ?

**Let`s go back to 1962; I think that`s early enough!
**My mate Les and I used to go to see the rock shows that toured Britain, appearing at the cinema chains. You`d see five or six acts on the same bill. Each would do their hit and a couple of other songs and then scuttle off stage to make way for the next latest sensation. Again, my memory fails me. I would love to recall the acts I saw but they`ve vanished into some dingy corner of my soggy cerebellum. I know we saw people like Chuck Berry, Del Shannon, Dion, and I can`t forget two acts in particular: Gene Vincent and Billy Fury.
**An electric, palpable hum of expectation preceded Vincent`s appearance. He was announced to a blacked out theatre; we all cheered and then we heard this scraping sound. Then the spots came on and their was Gene with his trademark crooked-man pose hanging onto the mike stand:"Be bop alloola, she`s ah my baby..." What a cool guy. Greasy quiff, Chiseled craggy white face. Baby blue satin shirt. Tight black pants -- and a shimmering metal brace holding his leg together. Vincent had been in the car the night Eddie Cochran got mashed. Old Gene, he busted his leg good `n proper. So now he had to drag it around like some death trophy, a constant reminder of the night the Grim Reaper took the great Cochran up the three steps to heaven.
**The night we saw Billy Fury is engraved in gold lame on my brain. Again, a rumbling hush of anticipation. The announcement. The plush red curtains pull back, the band kicks in -- and there is this glimmering dazzling blindingly handsome creature: Billy Fury. He`s wearing a bronze silk Italian suit that ripples like holy water. He`s better looking than Jesus. He sneers like an angel. The girls are dying. The boys are open-mouthed not believing what they`re seeing. His perfectly unkempt golden quiff. The devil glint of his eyes. His genuine rock voice: cool, broken, aching. And his very tight trousers! My God! What`s that!? The management pulled the curtain on him. After what must have been a heated discussion in the wings the show started again, with Fury slightly less furious in the pants department. What a night.
**So -- yes. Like a million teenager boys I`d dreamt of being in a band. No -- that`s not true. I`d dreamt of being center stage, blinded by the spotlight, writhing against the silver mast of a microphone stand, a thousand girls screaming: mine for the taking. Nancy boy dreamer.
**In many ways I have achieved that dream that engulfed me when I was eighteen: I`m a singer, albeit mostly unheard by the masses. That`s ok. I still have ambitions. I want to write just one song that is half as good as anything that Buddy Holly recorded. He is my musical hero. A brilliant artist cut down literally in his prime. You can listen to any Holly track today and it still sounds as fresh as on the day poor Buddy stood up in the studio and sang his heart out. (Listen to `Dreaming of Holly` on `Tattoo`).

 In which way you get in touch with Eddie Plummer and the other guys ?

**Most fans will know the story by now -- by reading about the whole damn thing on my website (www.chelsearecords.co.uk) -- but for those who don`t: In late '64 I started work at ABC Television in Hanover Square in London, just a hop, skip and a flip from Oxford Circus. I worked in the post room. One day a new boy joined our merry crew: Eddie Pumer, tall, thin, blonde, little nose, cheeky grin and no sense of fashion whatsoever, resplendent in an old bloke`s suedette driving coat with the required fake wool collar. We used to run in and out of Soho, ferrying cans of film back and fore to the distributors. We had lunch at a grotty dive in this back water called Carnaby Street. Their was one boutique in the street at that time: a dodgy place selling silk underpants to guys with eyes only for guys. To attempt to cut this enormously long story short; OK -- Out of de blue Ed suddenly asks me if I`d like to join his band. His band!? I didn`t even know he had a bloody band! Like an idiot I said yes. What was I getting into? I couldn`t sing -- for that was the position he was offering me. I agreed to come along to the band`s next practise session. It was my eighteenth birthday. I rode up on my trusty -- but now unfashionably decked out Lambretta -- to a grubby school hall in the back streets of Acton Town just west of London.
**And there was the band: three young guys sat around their few battered boxes of equipment -- Hope already burning its way irrevocably into their hearts. They didn`t know it yet, but a slow-burning quest of innocent ambition was about to change their lives forever -- and my life along with theirs... Ed: the band`s musical rock. Dan: the conscience and confidence of the band. Steve: ever cheerful, happy to tag along in any direction, the butt of all our jokes, his sad destiny already inscribed in The Book. And me: Stood precariously on the edge of a cliff, my heart in my hand, about to step into a future that would
never let me forget the past. The Sidekicks.

If i'm not wrong in the early days you were a mod inspired band, what  kind of material do you usually play in your live set ?

**We played Stones and Muddy Waters stuff. Easy-peasy. We loved Mose Allison. But we were aware of this new band The Beatles. They wrote their own songs. Wow! Could you do that? So we gave it a try. It naturally fell to Ed to write the music and me to write the words. We came up with this daft ditty called `Drivin` around.` A blusey pop hybrid that any school kid could have written in his lunch break whilst snogging the blonde from the sixth form and revising his maths. But we loved it. It was dreadful.  
**We lived and breathed The Beatles. The Beatles were everywhere, everything, we were conscious that they were out there writing recording making history --making the youth revolution a reality.
**So we began writing more songs. And we left behind all that blues stuff. After all, what did we know about the blues? We were on a natural high. We were flying. And with that we realized we needed a new image. Change of name: The Key. New clothes all sort of frilly around the edges.

You told about the importance of The Beatles at that time. Was it strange  to walk along with inspiring people with (more or less) the same age as you and not older "idols"?

**The establishment didn`t like The Beatles or rock `n roll or pop music or youth culture or teenagers or fashion or long hair. The older generations were trying to preserve the rigid class system that had prevailed for hundreds of years. They were at the top. We were at the bottom. The ones in the middle
wanted to be like the ones at the top so they also looked down on us with explicit contempt and disdain. But they were all glued to a stuffy world of manners where the lower classes still doffed their hats to them and didn`t speak unless spoken to and knew their place and were down there with the crumbs they caste our way. This was the monochrome world of Harold Macmillan Tories, bowler hats, ex-Army Colonels, blue-rinsed matrons, black cars, detachable starched collars and undetachable starched stiff upper lips. They were blind.
**By now Carnaby Street had erupted in a florid flush of boutiques with loud music and mini skirts and Mary Quant rip offs and lace shirts and high-heeled boots for men and see-through dresses and spend spend spend! Teenagers had money and they were going to spend it. Records. Clothes. Alcohol. Cigarettes. Drugs.
Holidays in Spain. Hairdos. Cheap food. Magazines. The tide was turning. The colonels were drowning. We were going to change the world. And we had our own leaders, thank you very much: John Paul George and Ringo.

You lived the "magic era" of the British late Sixties, meeting people and doing things in that wonderful environment. What was your vision of the future at the time (both musically and personally and in general terms)?

**To be honest `the future` was the last thing on our minds. Everything was happening `NOW`! Somehow we all knew we were living in a moment and that moment had to be captured.
**This was a time when the very air we breathed vibrated with a sense of `something is happening...` My girlfriend (now wife) and I used to trawl the Kensington Antique Market and the Chelsea Antique Market for clothes; ancient velvet dresses, uniform jackets once worn by some terrified hero, glass jewel-encrusted evening shoes that were once waltzed across some talcum-powdered spotlit dance floor. It would be here -- as we rubbed shoulders with other shoppers like Donovan or Marianne Faithful and inhaled copious amounts of incense-rich air  -- that you would over-hear snatches of conversation, that you would see posters and flyers for everything from the biggest gig to the smallest get-together of some tribe of well-meaning dreamers who were congregating next Wednesday at midnight in Hyde Park to hum the world into a state of perpetual
touchy-feely peace; "Hum for Peace. Bring an umbrella."
**At the Portobello Road market on a Saturday morning we`d buy turn-of-the-century broaches and scarves. We wound in and out of the labyrinth of shops and stalls. Further down the road the locals would be buying their fruit and veg from the traditional market stalls, the stall-holders shouting out their wares just as they did centuries before. We`d buy a couple of apples if we had the money and wander back up the road to where the fledgling dandies rummaged hopefully through piles of cast-off clothes. A few tourists would snap away happily, capturing images of colourful chaotic '67 London to shock their families back home in Wyoming.
**As I say: we never thought beyond `today` -- but as a band we were on a mission and impatient for recognition. Looking back I guess we were somewhat confused by the concept of `time.` Perhaps it was going too fast and would pass us by, leaving us like so much unsuccessful driftwood in its wake. Or perhaps it was going too slowly and we would be forever getting to where we wanted to be... But when you`re young stuff like that doesn`t mess your head up for long. You wake up -- it`s a new day -- everything is possible -- you`ll never grow old -- grab `life` by the scruff of the neck, shake it and let it know you`re alive. Then try to work out where your next half a crown is coming from for a cheese sandwich and a cup of tea!

Click here to go on to the second part of the interview  


rssfeed
Email Drucken Favoriten Twitter Facebook Myspace Stumbleupon Digg MR. Wong Technorati aol blogger google reddit YahooWebSzenario
Ultimo aggiornamento Domenica 08 Novembre 2009 18:04
| + - | RTL - LTR