The Temponauts
E' Kevin Ayers con la sua “Song For Insane Times” ad accompagnarmi nella stesura di questa introduzione per presentare i Temponauts. E proprio gli “insane times” che stiamo vivendo mi fanno apprezzare il lavoro artigianale e assolutamente autentico dei paisley popsters piacentini. Al di fuori di ogni “compagine sottoculturale”, compressi tra i loro lavori e le gioie e i dolori delle loro vite, i Temponauts rompono la “crosta” degli “insane times” e suonano, senza chiedersi come dovrebbero farlo e per chi, suonano, attaccando un jack e facendo “le canzoni”. Confesso lo stupore che provai ad ascoltare il loro demo, ormai credo di avere orecchie avvezze a diversi suoni, e il sorprendersi a provare “qualcosa di buono” è un piacere sempre più raro. Ma le quattro tracce che inviarono a Retrophobic erano finalmente canzoni, quelle vere, quelle “entità senza tempo e genere” fabbricate con un ritornello, una strofa e un ponte. Questa è l'essenza minimale della band, non c'è nient'altro intorno. Ora tra noi c'è anche un bel rapporto di amicizia, e parlare come abbiamo fatto finora ha fatto emergere molte affinità di gusto ed esperienze tra noi, accrescendo sempre di più la stima per un gruppo “di persone” prima ancora che per un gruppo musicale. Ed è per questo che alla vigilia dell'uscita per Teen Sound Records del loro primo album “A Million Year Picnic” (co-prodotto proprio da Retrophobic e dall'amico Gigi Simari), vorrei presentare i Temponauts, nella persona di Stefano “Pibio” Silva, che della band è chitarrista e prima voce. Sarà lui con la sua consueta semplicità e la sua fine ironia a farci vedere come funzionano le cose all'interno del suo gruppo, a presentarcene i componenti e a spiegarci da dove viene il loro modo di far musica. “A Million Year Picnic” è ormai pronto, dopo una gestazione lunga vede finalmente la luce e già sgomita per far sentire a tutti quanta buona musica ci sta dentro. C'è il Paisley, c'è il pop, c'è la psichedelia, c'è il rock, c'è l'anima 60s, ci sono le melodie a presa rapida e c'è una band che gode profondamente degli spazi d'aria che la musica riesce ancora a donare a questi “pazzi tempi”.
Il preorder di “A Million Year Picnic” è disponibile all'indirizzo
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Ciao Pibio, benvenuto su Retrophobic. Puoi raccontarci un po' di storia dei Temponauts? Quali strade vi hanno fatto incontrare e iniziare a suonare insieme?
Io, Andrea F. (il bassista) e Simone M. (quinto Temponauts e chitarrista) in passato abbiamo militato in diverse bands insieme. Verso il 2005, quando mi sono trovato senza band ma con nel cassetto una serie di buone canzoni, ci siamo risentiti e abbiamo ripreso a suonare.
E mentre suonavamo pensavo “che figata, questi qui mi leggono nel pensiero!” nel senso che assecondavano le canzoni come se le avessimo suonate da sempre.
Con il batterista la storia risale ai tempi dei Weekenders (band nel quale stavamo io e Andrea F.). Ci mancava il batterista ed una sera il proprietario della sala prove a Piacenza dove siamo soliti provare ci fa: “Domani arriva mio cognato dall’Argentina, è un batterista…vi interessa?” Così la sera dopo ecco il nostro Pablo C., dalla Patagonia si presenta sulla porta, dice “Ola”, entra e si mette a suonare.
Ora, noi non sapevamo una parola di spagnolo, lui non parlava italiano. E lo spagnolo della Patagonia è davvero un brutto affare. Abbiamo iniziato a suonare, io lo guardavo con la coda dell’occhio. Dopo un po’ gli ho chiesto “Come va?” E lui: “Todo bien”.
Bè, sono passati 3 anni o 4 anni e lui è ancora qui, e non mi sono mai divertito a suonare come quando seguo lui e le sue trovate.
Bob V. (chitarrista) è arrivato un annetto fa, giusto in tempo per registrare il disco, gran chitarrista, pazzo per i LOVE…
Come band vi siete mossi attorno ad un genere molto ricercato come il "Paisley" (inteso nel senso più ampio possibile). Qual è il tipo di musica con cui è cresciuto ciascun componente della band?
Io sono cresciuto a botte di British Invasion (prima ondata), mentre sul versante USA ovviamente Byrds, Dylan, Beach Boys e Buffalo Sprigfield… poi (anche da lì) sono arrivato al Soul e i grandi della Black Music. Anche se devo dire, da buon fanatico anti settario, che poche cose mi sono sfuggite o mi hanno lasciato indifferente. Ad esempio, ovviamente, i grandi Eighties sotterranei americani mi hanno entusiasmato sul serio.
Lo stesso vale più o meno per gli altri membri della banda, mentre Pablo ogni tanto mi racconta di quando era piccolo e ascoltava i grandi maestri di Candombe, Tropicalia e altre diavolerie simili, in cantine clandestine su e giù per l’immenso Sudamerica strangolato dai militari.
Suonare Paisley è stato naturale per noi: a me non è mai piaciuta la distinzione della chitarre tipo una ritmica e una solista, ma le 2 chitarre devono tessere la canzone insieme, nota per nota, intrecciandosi, giocando su tempo, armonia e ritmo. Inoltre il drumming di Pablo non è per niente lounge, neppure jazzy direi. E’ più straight, è uno che si impone abbastanza.
Quando ho ascoltato certe bande come Plimsouls o Long Ryders (ammetto di averli scoperti tardi) mi sono stupito di quanto - a tratti- il nostro suono risulti vicino a quello stile.
Poi ho capito: loro negli 80’s, noi oggi, abbiamo lo stesso preciso background musicale e suoniamo delle Rickenbacker.
Mentre i Rain Parade e i Dream Syndicate li conoscevo già. Quelli mi hanno influenzato talmente tanto che quasi non me ne accorgo nemmeno.
Quali sono le suggestioni dalle quali prendete i maggiori spunti x scrivere canzoni?
Essenzialmente 2 tipi di canzoni, direi.
Il primo tipo le scrivi tu, partendo da una scena divertente, comica o anche tragicomica che hai visto o magari della quale sei stato protagonista, insomma “vita vissuta”.
A volte invece ti siedi, prendi la chitarra, suoni un accordo e BOOM! Ti ritrovi una canzone dall’inizio alla fine, liriche, bridges e parti vocali incluse. Come dire: in diretta dall’inconscio.
Queste canzoni si scrivono da sole, c’è un temporale sopra di te, e tu fai il parafulmine.
Sono sempre stato affascinato dalla vostra capacità di costruire il "vostro mondo" nella provincia piacentina, e di produrre musica senza condizionamenti e pressioni esterne. C'è una sorta di "autoalimentazione" all'interno del gruppo? Come funziona?
Credo sia dovuto al fatto che siamo tradizionalmente dei testoni… Ricordo una sera in cui un mio amico musicista, che ha lasciato qualche anno fa la Val Padana e ha la fortuna di lavorare in giro per il mondo mi disse: “ascolta questo dischetto”. C’erano su 4 tracce di suoni digitali, del computer, con qualche chitarra elettrica fortemente distorta qua e là. Le melodie c’erano ed erano buone ma non c’erano la batteria, il basso e neanche un ritornello.
La settimana seguente lo incontrai e mi chiese se avevo avuto modo di ascoltare il lavoro.
Gli risposi in tutta buona fede (e arrossisco ora per l’ingenuità) che era ok, ma non c’erano gli strumenti. Se la prese un po’ e io rimasi anche interdetto.
Ci ho pensato su un po’ e poi me ne sono dimenticato. Ora, è chiaro che se la fosse presa!
Stava lavorando su suoni che a Londra o Berlino stavano dettando legge, chiunque seguisse un po’ “la scena” lo sapeva.
Ma l’idea che nella musica pop (nel senso più ampio di popolare), l’ora della canzone sia passata, non abita proprio qui!
Torenando all’amico ha poi fatto avere il suo dischetto a uno della Sony, è piaciuto molto, gli han fatto un contratto e per un paio di anni si è goduto una certa vita notturna londinese. Nei dance-floor. Brrrrr….
Le melodie e gli "hooks" di stampo pop si mescolano con i suoni di matrice Sixties e con un pizzico di psichedelia nella "miscela Temponauts": il risultato è un suono attuale che fa perno su una gloriosa tradizione "storica". Puoi spiegarci come vivi il tuo personale "continuum" dagli anni 60 ad ora?
Probabilmente gran parte dei riferimenti ai 60’ è data proprio dalla forma-canzone stessa.
In quel decennio è sbocciata, ha spopolato, ha avuto schifo di se stessa ed è degenerata nelle lunghissime suite prog dei 70. Ma qualcuno non ci stava e con le buone o con le brusche (il ‘76/77 punk) la canzone è tornata. Ed ecco arrivare gli 80’ con il synth pop che stava divorando tutto… e prontamente un manipolo di ragazzi ha di nuovo tirato fuori le chitarre gridando “non ci avrete!”, e giù di Paisley Underground, indie-rock (quello vero! Minutemen, Husker Du, Dinosaurs…) e così via. Di oggi si dice che siamo nella frammentazione totale, la globalizzazione.
Di questo non so che dire. Per me la formula è ancora quella dei 60’, la sfida è trovare quell’emozione inspiegabile ed inattesa che, se hai fatto davvero un buon lavoro, salta fuori da quei 3 minuti magici di sospensione del tempo.
Lo scenario musicale italiano è ahimè in una preoccupante fase di stallo ma i Temponauts sembrano essere molto apprezzati all'estero. Puoi raccontarci un po' com'è andata con Wasana DJ?
Qualche anno fa ho scoperto l’incredibile scenario delle web-radio. Tu te ne stai tranquillo a lavorare sulle tue cose e intanto sei sintonizzato su quella stazione del Texas che ti spara fantastiche jangle song 24 ore su 24 o su una radio Mod che trasmette Motown e Northern Soul dalla mattina alla sera… E’ stata una rivoluzione davvero per me! Ho scoperto migliaia di fantastici artisti e mi sono messo sulle loro tracce. E se questi avevano realizzato qualcosa… ZAC! Me ne sono impadronito.
Quando in seguito ho spedito alle web-radio qualche pezzo ho ricevuto ottimi feed-back e le nostre canzoni hanno iniziato a viaggiare su un bel po’ di canali.
In seguito ho contattato e sono stato contattato anche dalle radio tradizionali… E’ un po’ la mia mania, ormai, quella delle radio!
Nel tempo ci hanno trasmesso davvero in tutto il mondo, dall’Australia al Giappone, dal Brasile al Canada. Negli USA girano davvero bene! 2 giorni fa ho ricevuto una mail da uno del LITTLE STEVEN UNDERGROUND GARAGE , che ci ha richiesto 2 copie di “A Million Year Picnic”, specificando “una per l’ufficio e una per Steven”. Ora, se penso a Little Steven che nel suo ufficio mette nello stereo il nostro album, bè… vedremo che succede.
Wasana invece è una dj anglo-thailandese (la John Peel di Bangkok!) che ci ha acoltati e ha preso a trasmetterci su alcuni canali nazionali di laggiù, insieme a bands quali Arcade Fire, Band of Horses e Youth Group. Mi ha scritto qualche giorno fa dicendo che laggiù trasmettono una nostra song (She’s an Animal) in heavy rotation, dice che siamo gli Stone Roses italiani e aggiunge “Hey guys, you’re already stars here!!!” E’ davvero simpatica e fuori ti testa.
E’ stata in Italia a settembre, dovevamo fare una radio-interview in diretta ma per colpa della linea telefonica, che sulle nostre colline è pessima, è saltata. Ci rifaremo.
So che il percorso che ha portato alla realizzazione di "A Million Year Picnic" è stato piuttosto tortuoso... ora, a disco finalmente fuori, quali sono i tuoi ricordi più vividi che affiorano riascoltando le canzoni?
C’è stato un momento che il mondo stava crollandoci un po’ addosso (storie brutte extra-musicali). Ma ascoltando il disco non si sente… forse abbiamo abbiamo lasciato certe tensioni fuori dalla porta mentre suonavamo. E abbiamo suonato così tanto che quando siamo usciti di nuovo, quelle s’erano rotte di aspettarci e se n’erano andate.
Ripenso a in che merda siamo stati e mi viene sempre in mente gente tranquilla, che sorride.
Ascoltando il disco appare evidente un grande gusto per le armonizzazioni e le seconde voci... come avete lavorato in tal senso?
A dire la verità, siccome in sala prove a volte le chitarre portano via un po’ di voci, ci siamo trovati una sera (i 3 che cantano, ovvero io , Andrea F. e Simone M.) per definire le armonie. Poi ci siamo messi a cazzeggiare con le chitarre e a parlare d’altro.
Quando ci siamo trovati a registrare in studio è scattato il solito “Fate come fareste”. Ma il risultato è stato buono, insomma vorrei dirti che le abbiamo studiate a fondo, ma sarebbe una balla. La verità è che quei 2 hanno orecchio.
I Temponauts sono un organico compatto, ma so che tu ed alcuni altri membri della band siete coinvolti in altri progetti (musicali e non)... puoi parlarcene?
Simone M. (il 5° Temponauts) è il chitarrista dei Rookies , ed inoltre è metà del progetto Warm Morning (usciti quest’anno con un ep su Shelflife rec.).
Siamo stati nella Pepper band per la ri-registrazione (da cima a fondo) del Sgt Pepper dei Beatles, in occasione dei 40 anni del disco, iniziativa di Tony Face a Alberto Callegari (dell’Elfo Studio ). A proposito, sembra che da quella tribute experience si farà un film – ma è proprio un’ultima ora, di più non so.
Io Simone & Andrea partecipiamo all’imminente album solo di Tony Face, in un paio di brani.
E ho anche avuto l’onore di partecipare ad un brano del nuovo LP di Lilith , che vedrà la luce a gennaio.
E sempre nell’anno nuovo dovrebbe anche partire un project un bel po’ Northern Soul oriented, sigla: Flight 19, per il quale stiamo preparando i pezzi (vetriolo, per ora!).
Siamo arrivati al termine, sperando che le domande siano state di tuo gradimento, vorrei chiederti di lasciare un messaggio per i nostri lettori...
Ragazzi, dateci una chance, ci divertiremo tutti, è garantito!
http://temponauts.blogspot.com/
http://www.myspace.com/temponauts
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Ultimo aggiornamento ( Giovedì 08 Novembre 2007 22:15 )


