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Youngteam “Fading Into Night”, Northern Star Records 2014

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Punk e New Wave nella ex Jugoslavia - Parte 3: tra Belgrado e Novi Sad

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Wunderkammer

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Retrophobic people

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Ed Banger And The Nosebleeds

Giovedì 08 Agosto 2013 09:15 FAB

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Correva l'anno 1976. L'Inghilterra si stava avvicinando al bivio che avrebbe cambiato per sempre la musica nel paese. L'innesco dei Pistols era già stato azionato, e i più attenti già si tappavano le orecchie con le dita. In quel periodo di promiscuità musicale, il glam rock andava a braccetto col pub rock, lasciando ampio spazio di manovra a gruppi come Slaughter And The Dogs, figli illegittimi degli Slade e dei New York Dolls. Dallo stesso habitat che allevò i Dogs uscivano Ed Banger And The Nosebleeds, forse uno dei gruppi con la storia più incredibile di tutto il periodo punk. Attorno al nome e alla figura di Ed Banger (al secolo Ed Garrity), si susseguirono una serie di nomi chiave della nascente scena di Manchester e limitrofe. Philip “Toby” Toman (futuro Primal Scream), Vini Reilly (futuro “cocco” di Tony Wilson alla Factory Records coi suoi Durutti Column), Billy Duffy (futuro Cult) e un certo Stephen Morrissey (futuro ditelo voi) furono, in tempi diversi, tutti membri di Ed Banger And The Nosebleeds. Ce n'è abbastanza per iniziare una chiacchierata lunga e approfondita con Ed...

Ciao Ed, benvenuto. La storia che sta dietro a Ed Banger And The Nosebleeds è veramente incredibile, la band è stata un potentissimo catalizzatore di personalità musicali dentro e fuori Manchester. Ma tu, in che modo ti sei scoperto una persona diversa, un artista, un performer, un punk? Da dove arriva tutto?

Dall'osservazione degli altri artisti che mi piacevano, quei personaggi enormi come Alex Harvey, Bowie, Iggy Pop, Jagger... ovviamente non sono mai stato al loro livello, ma mi hanno aiutato ad acquisire la mia personalità, attraverso gli anni e i concerti. Penso di aver raggiunto il mio massimo verso la fine degli anni 80, primi 90, quando riuscivo veramente a godermela con la mia glam punk band Pleasuredome. Il primissimo Ed era una specie di jolly molto grezzo, ubriaco, drogato: non sapevo mai come sarebbe andata, poteva essere una performance brillante oppure pessima. Sono molto felice di essermi lasciato un personaggio alle spalle, e di potermi sentire molto controllato sul palco. I concerti me li godo molto di più ora.

Ultimo aggiornamento ( Giovedì 08 Agosto 2013 09:42 ) Leggi tutto...
 

Piatcions (a cura di Daniela Masella)

Lunedì 29 Luglio 2013 09:51 Daniela Masella

Il new-rock psichedelico dei piemontesi «Piactions».

Loro si chiamano «Piactions» (ma attenzione senza il “thee” davanti) e sono tre allegri ragazzi piemontesi che zitti zitti - ovviamente si fa per dire - se ne vanno in giro per l’Europa, cominciando a guadagnarsi un posto di tutto rispetto  nell’affollatissimo quanto saturo mondo dell’indie-rock. 
Il loro ultimo vinile «Heaven's Sins», pubblicato lo scorso febbraio in tiratura limitatissima (solo 300 copie), è andato letteralmente a ruba e se il rock-psichedelico misto garage e shoegaze che propongono certo non sorprende in termini di originalità, non si può dire che i ragazzi non ci sappiano fare.
I Piactions, nell’ordine Franceso (voce e chitarra elettrica), Davide (basso) e Dario (batteria), trasmettono quell’entusiasmo tipico di chi ama ciò che fa ed è per questo che si prestano ad un piacevole quanto ripetuto ascolto.
In Italia - neanche a dirlo - nessuno sa chi siano, ma è probabile che a Glasgow o a Londra al loro nome qualcuno annuisca già. Per sentirli dal vivo è più facile andarli a scovare all’estero ed è proprio prima di una loro esibizione al fantomatico Espace B di Parigi che i ragazzi si sono soffermati gentilmente a fare quattro chiacchiere tra italiani.


Ciao ragazzi e benvenuti à Paris! Questa è la prima volta che suonate su Parigi o vi siete già esibiti altre volte nella ville lumière?
Davide: No, abbiamo suonato due mesi fa all’International durante un nostro tour europeo.
E lato pubblico, accoglienza e atmosfera parigina come vi sembrano?
Francesco: Quella volta abbiamo suonato con un gruppo parigino basato a Londra, gli Underground Railroad e l’accoglienza è stata ottima, perché ci sentivamo come un po’ di casa, condividendo appunto il palco con loro.
Davide: C’era molta gente, l’accoglienza del pubblico è stata ottima.

Ultimo aggiornamento ( Lunedì 29 Luglio 2013 10:10 ) Leggi tutto...
 

Punk e New Wave nella ex Jugoslavia - Parte 3: tra Belgrado e Novi Sad

Martedì 23 Luglio 2013 11:40 Dusko Djordjevic

Dopo una lunga pausa arriviamo alla terza puntata dedicata alla new wave jugoslava, ovvero al cosiddetto novi talas il termine adottato dalla critica successivamente per indicare un fenomeno non solo musicale. Abbiamo visto che il contesto in cui nasce contiene alcune particolarità legate alla realtà socio-politica di un paese ufficialmente ancora saldamente socialista, che però inizia a dare i primi segni di crisi. Una crisi che in quel momento può essere ancora interpretata in modo positivo se ci concentriamo solo sulla produzione culturale di un certo tipo e lasciamo da parte le forze in gioco che avrebbero determinato la distruzione del paese e l'imposizione di una nuova cultura di massa reazionaria e volgare, quel nazional-liberismo di stampo criminale che può rappresentare un pericoloso precedente alla luce dell'attuale crisi non solo nei paesi che hanno attraversato la transizione.
Come si diceva in precedenza, il regime socialista jugoslavo, collocato nel blocco dei non-allineati, dopo le agitazioni del '68 decide di scendere a compromessi con la richiesta dal basso di una maggiore libertà di espressione, utilizzando strumentalmente questo spazio di apertura come una valvola di sfogo e un metodo per prevenire che la concentrazione del malessere possa sfociare in una critica politica più diretta. Così nel corso degli anni settanta e in particolare alla fine del decennio, nascono le riviste studentesche, dirette dai giovani iscritti al partito sotto il beneplacito delle istituzioni universitarie. Ai festival musicali diretti dalla Lega della gioventù socialista jugoslava vediamo partecipare i gruppi tutt'altro che conformisti, e in uno di questi, i censurati Pankrti, paradossalmente vincono un prestigioso premio1 nel 1980. Saranno proprio queste associazioni “di regime”, oltre alle non molte fanzine indipendenti, a diffondere punk, new wave, ma anche elettronica e musica sperimentale, creando dei canali aperti con altri centri europei. Una situazione che negli altri paesi monopartitici dell'Europa dell'est non si poteva riscontrare, e che faceva sì che la Jugoslavia fosse un'anomalia. Lungi dal voler elogiare le istituzioni di allora e dargli tutto il merito del fenomeno novi talas, tuttavia non si possono negare i fatti sopra citati, ignorare le contraddizioni, così come la presenza di persone illuminate nei media e nella discografia.

Ultimo aggiornamento ( Martedì 23 Luglio 2013 12:11 ) Leggi tutto...
 

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