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Peter Sellers & The Hollywood Party “In The City EP” 12”

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La prima cosa che colpisce è il suono: spiazzante, inaspettato, austero, ma al contempo caldissimo. Inizia così il 12” che sancisce il ritorno... [More...]

Youngteam “Fading Into Night”, Northern Star Records 2014

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Nuova emissione per gli svedesi Youngteam, sempre per Northern Star Records. “Fading Into Night” prende parzialmente le distanze dal primo album... [More...]

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Sai cos'è il Salford Lads Club?

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Manchester, 13 agosto 2013. Tanto per cambiare, piove. Una coppia di devoti al Santo Morrissey, con le scarpe inzuppate e i cuori tremanti, si... [More...]

Punk e New Wave nella ex Jugoslavia - Parte 3: tra Belgrado e Novi Sad

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Dopo una lunga pausa arriviamo alla terza puntata dedicata alla new wave jugoslava, ovvero al cosiddetto novi talas il termine adottato dalla critica... [More...]

Interviews

The Specials: un'intervista a Roddy

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CLICK HERE FOR ENGLISH VERSION Sono stati e continuano ad essere un gruppo fondamentale. Gli Specials, nel bene e nel male, in pace e in guerra,... [More...]

Wunderkammer

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Sono da poco usciti allo scoperto con un 7” per Desert Fox Records, si chiamano Wunderkammer e sono un trio piuttosto atipico. Batteria, basso e... [More...]

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Retrophobic people

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VVAA "There Is A Light That Never Goes Out"

Martedì 04 Dicembre 2012 00:00 fab
Mojo è una rivista musicale inglese che costa quasi 10 euro. Io la compro più o meno regolarmente dal 2003. I primi numeri erano illuminanti. Io ne sapevo molto meno, ma con Mojo ho imparato a conoscere e apprezzare decine di bands, di generi diversi. Non è per fare lo snob, per far vedere che so leggere una rivista in lingua, è solo che quelli di Mojo hanno competenza e al contempo sono molto "alla buona". Ogni numero, in concreto, ha un tema, uno speciale, un sacco di belle foto e di articoli davvero esaustivi ma mai pedanti. Certe interviste di Mojo sono davvero inarrivabli, come quella a John Cooper Clarke fatta dal tipo degli Arctic Monkeys.
Vabeh.
Negli ultimi anni, tutti i mesi Mojo ha montato in copertina un CD. A volte sono compilation di roba originale, a volte si scade nel loffio con riedizioni cover di questo o quell'altro album famoso. Quando ci son le cover non lo compro.
A sto giro la compilation invece è una bomba. Sono "indie classics" dal 1982 al 1987. Terreno vastissimo e (per me) parzialmente inesplorato. Nel 1982 avevo 7 anni e facevo come Tardelli sulla moquette della casa in affitto che avevamo in paese. Più tardi, nel 1987, guardavo con ammirazione i paninari sognando un paio di Timberland.
Solo pochi anni dopo sarei avrei preso sentieri molto diversi. In tutto questo divenire, in Inghilterra c'erano gli Smiths (che tuttavia apprezzavo pur non capendoli su Deejay Television, che ogni tanto passava Ask) e tutto un altro sottobosco pazzesco. A scoprirlo adesso, ha un sapore particolare. Chissà che facce avevano quelli che in quegli anni, in Italia, ascoltavano i Go Betweens, o i Felt, o i Weather Prophets. Mentre Boldi sbancava i botteghini e tutti "facevano gli americani" da Burghy, mentre il figlio di Silvio spuntava a Drive In e mia mamma si beccava Dallas, nasceva quello che si sarebbe poi chiamato "indie rock". Indie è un bel termine, io l'ho sentito per la prima volta da uno che parlava dei Charlatans. Adesso invece sembra quasi un insulto, una roba finta, o meglio, un qualcosa privo di significato. I Kasabian sono indie, oppure ti vesti indie... ci sono i tipi indie, che non hanno un cazzo di disco in casa.

Chiamatemi "il Dottor Divago"... torniamo alla raccolta di Mojo... bene, è un buonissimo compendio di quel suono e di quell'estetica sfuggente, difficilmente classificabile, tra l'82 e l'87. Bello perchè nessuna delle bands ha un'immagine, ma ciascuna insegue un frammento, un gioco di rimandi. C'è Billy Bragg, il folk singer ultracomunista che fa i picchetti, ci sono i Television Personalities (che in piena guerra fredda si vedono costruire nella loro città un arsenale missilistico, e quindi scrivono "How I Learnt To Love The Bomb"), ci sono i Weather Prophets, i Felt che stanno un qualche centimetro sopra tutti, i Dentists e gli immensi La's che suonano come un diamante grezzo anche se registrano in un pollaio... beh, mi piacerebbe conoscere qualche storia di chi negli anni 80 c'era, e, alla facciazza di tutto, in Italia, si godeva queste piccole comete di passaggio, laterali ai vari Duran Duran, al punk hardcore, al goth, alla new wave e all'electro. Chissà cosa facevano, chissà che facce avevano, chissà se stavano in città o in provincia... chissà se esistevano, soprattutto...

Ultimo aggiornamento ( Mercoledì 17 Luglio 2013 19:40 )
 

Danny Mahon

Martedì 04 Dicembre 2012 00:00 FAB
Danny Mahon è uno di quelli buoni. Faccia paciosa, chitarra in mano, sembrerebbe quasi pronto per tutta una serie di luoghi comuni fatti di bravi ragazzi e cuori infranti. Però no: non è Badly Drawn Boy. Danny è "uno dei ragazzi", uno di quelli col montgomery e le trainers bianche fiammanti. Suona, canta: da solo. Fa una specie di folk, ma i ragazzi sanno bene di cosa parla, e cantano a squarciagola insieme a lui. E' atipico, sobrio e pure sboccato e mi fa impazzire. Manco a dirlo, viene da Manchester, lassù ti fan crescere col filo della schiena dritto. Ha un paio di EP fuori, in uno di questi c'è un pezzo che si chiama AK47:
Sentite qua:
Alcuni suoi amici e fans sono stati accusati di combinare casini quando c'è la partita... beh, son ragazzi. E' giusto così.
Rows of terraced houses, high rise flats, cobbled streets, Cantona, corner shops, 45rpm, shoplifters, football, my dad, my dad’s record collection, Poplar St, jumpers for goal posts, dealers, pimps, thieves, low-life scum, salt of the earth, old house at home, chip butties, pylons, railway bridges, the bus ride into/out of town, Catholicism, nuns, kock-a-door-run, The Beatles, Manchester, Strangeways, the family who lived at number 13, my skylight window, UFO’s, Neil Armstrong (he had balls bigger than king kong)
Ultimo aggiornamento ( Mercoledì 17 Luglio 2013 16:50 )
 

Dot Dash "Winter Garden Light"

Martedì 04 Dicembre 2012 00:00 fab
Mi arriva una  mail, subject "mod pop". Apro. "Dot Dash", come un pezzo dei Wire. Sono americani, di Washington DC. Io a Washington DC ho lasciato un pezzo di post-adolescenza, senza esserci mai andato. Vado su Bandcamp, premo play. Suona chiaro, grosso, come gli Sugar di Bob Mould, ma più inglese, molto più inglese. C'è quella scintilla che ti sveglia dal torpore di una domenica mattina dopo un sabato lavorativo. Google "Dot Dash band": ecco perchè. Non sono ragazzini, tra di loro c'è gente che ha inciso per K Records, gente che suonava negli Youth Brigade, nei Julie Ocean, anche uno che ha passato qualche tempo negli Swervedriver: insomma, capito il giro? Mi hanno mandato il codice per scaricarne una copia promo, e me ne manderanno anche una fisica. "Winter Garden Light" è un disco fatto bene, con le regole di una volta. Pop, indie pop (e dico con la "I" maiuscola). Come se finalmente si fosse concretizzato il legame etico che unisce la Dischord Records al movimento Mod. Etica ed estetica, DIY e rigore formale. Quest'oggi l'ho già ascoltato almeno 4 volte. E' uno di quei dischi che ti riduce a soffittaro, come quando a 18 anni non uscivi perchè dovevi sentire lo stesso album per tutto il pomeriggio. Il 21 dicembre finirà il mondo, ma chi se ne fotte se vivi nel 1992?
https://www.facebook.com/dotdashdc
Il disco lo potete trovare qui, label The Beautiful Music http://thebeautifulmusic.com/?page_id=1399
Ultimo aggiornamento ( Mercoledì 17 Luglio 2013 19:35 )
 

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