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Why?

Lunedì 03 Dicembre 2012 21:28 Daniela Masella
Valutazione attuale: / 29
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Ovvero come salvare un gruppo prima della sua auto-estinzione
di Daniela Masella

Ascoltando i « Why ?» verrebbe da dire che se una volta c’erano i «The Who » oggi, spostandoci dal chi al perché, abbiamo finalmente i loro legittimi discendenti e benvenuta new era con tutta le sua nuova generazione annessa.
Ma in realtà il caso dei « Why?», è ben più delicato di quanto possa sembrare ad un primo ascolto e forse la situazione merita attenzione e salvataggio prima della definitiva messa in dimenticatoio.
Di già come al solito l’indecenza italiana: chi scrive ha avuto la fortuna di scoprire questa perla perché vive in un paese « straniero » come la Francia dove, malgrado il freddo umido e la gente scostante, la cultura musicale c’è ed accoglie prolificamente il contributo proveniente da ogni dove, diffondendolo su ogni mezzo e canale di comunicazione, dalla stazione radio più sconosciuta a quella più popolare e seguita.  
Poi la storia di questo gruppo: una sorta di hipster post-pop band californiana, capace di lasciare a bocca aperta per ben più di 44 minuti con capolavori di album come «Alopecia»  uscito già 4 anni fa, sotto l’etichetta Anticon.
Testi ammiccanti, metaforicamente impegnati e sounds dannatamente seducenti, nati da una strana ma quanto mai azzeccata ibridazione di generi e stili: rap con simil-britpop alla Strokes, fiero e generico rock alla Pavement con vaghe contaminazioni punk-pop alla Smashing Pumpinkins. Ed è subito estasi di fronte a tracce come  «The Hallows», «The Fall of Mr Fiths», « Song of sad assassin ». I « Why ? » sembrano avere la capacità del genio, di chi con semplicità tira fuori cose nuove, straordinarie, singolari e al tempo stesso rappresentative dello spirito di un’epoca.
Poi il declinio con lavori come « Eskimo Snow» (Anticon 2009) e non in ultimo « Mumps etc.», uscito l’ottobre scorso, che non solo sembrano risentire del peso della precedente eredità, ma che sotto il segno di gonfiate aspettative deludono con la più assoluta perdita di magia. Ma che sia già arrivata la fine per questo comunque meritevole gruppo non è cosa ovvia. La speranza che possano ancora tirar fuori qualcosa di buono resta. In fondo  non si può essere sempre al top e anche le genialate per essere partorite hanno bisogno di momenti di stasi e di fallimenti più o meno piccoli. Dunque « Why?..not », ovvero perchè non continuare a crederci e dare un’opportunità di scoperta e ascolto a  questo gruppo prima di andarne a ricercare qualche tracks su youtube solo perché magari stiamo stati colpiti per caso da uno dei loro brani che abbiamo sentito all’interno della colonna sonora di un film o di una serie TV americana.

Best tracks :
The Hallows
The Fall of Mr Fiths
Song of Sad Assasin

Official web-site: http://whywithaquestionmark.com

Ultimo aggiornamento ( Lunedì 03 Dicembre 2012 21:39 )
 

VVAA “Rainy City Blues – Rare And Unreleased Tracks From Manchester Beat Groups”, Jungfrau Records 2012

Lunedì 03 Dicembre 2012 21:06

Un menù molto speciale quello offerto da questa bella raccolta proveniente dal freddo nord: i ricercatori di Vinyl Revival ficcano naso e mani negli archivi storici della città di Manchester per riportare alla luce piccoli tesori dimenticati nei 60s. Il lavoro di packaging e liner notes è davvero eccellente: ciascuna traccia è commentata e approfondita con curiosità e breve storia degli autori, e la mole di materiale compilato (20 tracce) è davvero imponente. Il suono è altrettanto sfaccettato e “fresco”: alcune delle tracce suonano veramente potenti, attuali, selvagge. C'è spazio per il freakbeat, per l'hammond groove, per il beat, per la psichedelia e per il garage (punk). Anche se il presente storico di Manchester sembra essere quello tra i 70s e i 90s, questa raccolta testimonia una frenetica attività anche nei 60s. “Something In The Way She Moves” dei Factotums apre la raccolta con un freakbeat zuccherino e sognante, a far da contraltare alla rendition di “Tobacco Road” degli Scorpions, ma Rainy City Blues offre davvero moltissime sorprese. Il merseybeat degli Harbour Lights, il suono gonfio di Soul dei Big Sound con “Mr. Pitiful”, il rocknroll quasi frat dei Rainy City Blues e dei Manchester Playboys, l'action packed R&B degli Stylos. Si capisce che i compilatori di questa raccolta sono raffinati, eleganti, in grado di produrre un mix equilibrato, sobrio, cool. La raccolta entra a pieni giri, e ci si trova ad ascoltare “Kicks” dei Measles, tesa e decisa, alla quale viene affiancata una traccia più morbida, a lasciar capire la miscela della raccolta, pregiata e sempre molto Mod come intenzioni. E “Hush Hush” dei Tom's Rigg è puro R&B da club fumoso e zoot suits. Entrano perfettamente nell'economia della raccolta anche le voci femminili, Karol Keys cerca un uomo vero in compagnia dei Big Sound (vero nugget per i patiti delle beat girls) , mentre Little Frankie & The Country Gentlemen cantano l'amore come fossero le Ronettes. Chiude e sgrassa lo slow di Powerhouse Six, “Raindrops”. Una raccolta 60s semplicemente perfetta. Per me disco di genere dell'anno. La trovate solo qui, al prezzo di 10 sterline più spese di spedizione: http://www.vinylrevivalmcr.com/ oppure scrivendo a vinylrevival[at]btinternet.com. Il vinile è sold out, fatela vostra prima che finisca anche il CD.

Ultimo aggiornamento ( Lunedì 03 Dicembre 2012 21:24 )
 

Balthazar "Rats", Play It Again Sam

Lunedì 03 Dicembre 2012 21:15 Daniela Masella
Valutazione attuale: / 3
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La delicatesse made in Belgio
di Daniela Masella

I Balthazar sono un gruppo belga originario di Courtrai, attivo ufficialmente dal 2004, uno di quei pochi gruppi che grazie all’utilizzo di sintetizzatori e violini tra accordi di basso, batteria e chitarra elettrica  può non solo e a buon diritto essere definito indie-rock, ma dare al tempo stesso un’idea più precisa del significato di questo termine troppo spesso impiegato senza alcuna cognizione di causa.
Nell’entourage dei Balthazar, letteralmente Baldassare (e con molta probabilità proprio in riferimento a uno dei tre re magi), ci sono in attiva e stretta collaborazione altri gruppi di tutto rispetto come gli  Absynthe Minded, Zita Swoon, Sioen e non ultimo i francesi Deus.
Collaborazioni che sanno di buono e che non tardano a dar prova della loro fecondità come nel caso dell’ultimo EP, «Rats» (Play It Again Sam, 2012) uscito in Francia ormai da più di un mese.
E proprio come uno dei re magi, i Balthazar sembrano portarci in dono per il prossimo Natale un album delicato ed elegante.
Anche se tornano a farsi sentire, come nei precedenti lavori (Balthazar, 2006 e Applause 2010), le influenze britpop e garage rock, mischiate ad un revival anni ’70 e ad una voce disincatata e infiacchita alla The Strokes, il risultato in questo caso è senza alcun ombra di dubbio più pulito, raffinato ed elegante. Il ruvido ed il sound grezzo se ci sono, sono utilizzati proprio per mettere in risalto la purezza e l’ampiezza di altri passaggi. E’ un lavoro maturo, riuscito che lungi dal dar luogo ad inevitabili avvilimenti senza via d’uscita, conduce al contrario, con la sua malinconica delicatezza, ad una pacata positività.
Con solo 10 tracks, i Balthazar fanno camminare, passeggiare la testa tra pensieri diversi, creando nella mente di chi ascolta scenari da fumetto, storie più o meno a lieto fine, paesaggi nordici senza alcun dubbio freddi e nebbiosi, ma non privi del calore di un caminetto acceso e di una buona tazza di thè caldo all’arancia e cannella.

Ascolto raccomandato dunque, sopratutto in vista delle piccole depressioni post-autunnali.

Balthazar - Rats
Label: Play It Again Sam
Tracklist:
1. Oldest Of Sisters
2. Sinking Ship
3. Later
4. Joker’s Son
5. The Man Who Owns The Place
6. Lion’s Mouth (Daniel)
7. Do Not Claim Them Anymore
8. Listen Up
9. Any Suggestion
10. Side

 

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