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Scritto da Administrator
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domenica 07 marzo 2010 |
Segnali2006 – Intrattenimenti ed Eventi
è Lieta di Poter Presentare Nella Splendida cornice del TEATRO MACALLE’ di Alessandria - Castelceriolo
PRIMAVERA BEAT Volume 4-BEAT BEAT HURRA!!!- SABATO 20 MARZO 2010 TEATRO MACALLE’ di Alessandria Castelceriolo Complessi - DiscJockey - Cibo e Bevande – Bancarelle COMPLESSI: GLI AVVOLTOI Feat. Apollo Negri (Bologna) THE KONGSMEN (Barcellona-Spagna) DOCTEUR LEGUME ET LES SURFWERKS (Alessandria)
PRIMAVERA BEAT è arrivata alla sua quarta edizione e dopo i successi degli anni scorsi ritorna con un programma agguerrito. Sul palco del Teatro Macalle di Alessandria Castelceriolo saliranno sul palco tre complessi. Da Bologna tornano GLI AVVOLTOI che festeggeranno 25 anni di storia musicale e per l'occasione avranno ospite PAOLO APOLLO NEGRI uno dei migliori Hammondisti italiani , da Alessandria DOCTEUR LEGUME ET LES SURFWERKS con il suo Beat-Surf visivo ed infine THE KONGSMEN da Barcellona-Spagna, gruppo che rende per il primo anno "INTERNAZIONALE" la manifestazione. Anche quest'anno "L'APERITIVO BEAT" dalle ore 18.00 allietato da DiscJockey in Sala "Primavera". Naturalmente ci saranno a completare la manifestazione le bancarelle vintage. Il Bar Del Macalle penserà a soddisfare i palati piu fini con manicaretti e bevande varie.
PROGRAMMA:
dalle ORE 18.00 APERITIVO BEAT in Sala "Primavera" Ricco Buffet allietato da Dj .
dalle ORE 21.30 PRIMAVERA BEAT Volume 4 in Sala "Grande" INGRESSO 10 EURO
COMPLESSI:
GLI AVVOLTOI Feat. Apollo Negri (Bologna) http://www.myspace.com/gliavvoltoi http://www.myspace.com/hammondfunk THE KONGSMEN (Barcellona-Spagna) http://www.myspace.com/thekongsmen DOCTEUR LEGUME ET LES SURFWERKS (Alessandria) http://www.youtube.com/doclegume http://doclegume.blogspot.com
AI PIATTI: dj Henry (Milano Mod) http://www.myspace.com/henrymilanomods
PRIMAVERA BEAT Volume 4 -BEAT BEAT BEAT HURRA!!!- SABATO 20 MARZO 2010 TEATRO MACALLE’ di Alessandria Castelceriolo Complessi - DiscJockey - Cibo e Bevande – Bancarelle ore 18.00 . Aperitivo Beat ore 21.30. Primavera Beat http://www.myspace.com/segnali2006
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Autostrada A21 – Uscita Alessandria Est Info:: Salvatore 389.4226172
Grazie per la collaborazione e diffusione Salvatore Coluccio 389.4226172
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Ultimo aggiornamento ( domenica 07 marzo 2010 )
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The Flamin' Groovies: an interview with Chris Wilson |
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Scritto da fab
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martedì 02 marzo 2010 |
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I Flamin' Groovies furono una vera e propria leggenda dell'underground americano, con una storia che è tassello fondamentale per capire ed apprezzare l'evoluzione di diversi generi musicali. Probabilmente non avremmo mai avuto il Power Pop, il bubblegum Punk dei Ramones, e diverse centinaia di gruppi garage senza l'apporto storico della band di San Francisco. L'avventura dei Flamin' Groovies inizia nel '65, poco dopo l'esplosione della British Invasion. I Groovies trovarono immediata collocazione vicino agli Stones, un suono aggressivo e derivato dal Blues, ma assolutamente vitale e "teen". Il rodaggio della band avvenne sulla strada, e ben presto l'interesse per i loro suoni contagiò l'Europa. I Flamin' Groovies iniziarono un lungo "palleggio" attraverso l'Atlantico, alternando la presenza negli States alla frenetica attività Europea. Era il periodo in cui suonare significava fare "i turni" sui concerti, e i ragazzi, sballottati in un mondo fatto di contratti, diritti, manager e fregature dietro l'angolo, fecero del loro meglio, tra occasioni mancate e colpi messi a segno. Sicuramente il loro colpo da KO fu "Shake Some Action", diventato il classico power pop per eccellenza, ma tutta la discografia del gruppo, unita alla loro travolgente attività da vivo, contribuì a costruirne il mito. Chris Wilson entrò nella band nel 1971, nel periodo di maggior fervore compositivo, e lunga è la sua storia fuori e dentro dai Groovies. Una volta lasciato il gruppo americano, Chris tornò in Inghilterra e si unì ad un'altra formazione leggendaria, i Barracudas, e con loro registrò lo splendido album "Mean Time". Ora Chris è qui con noi, per regalarci ancora qualche splendida pagina di storia del rock e un suo brano in esclusiva... (Un ringraziamento particolare va a Chris e ad Anthony Clark per la loro disponibilità) [CONTINUA... ]
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Ultimo aggiornamento ( martedì 02 marzo 2010 )
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Gil Scott-Heron “I'm New Here” |
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Scritto da fab
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domenica 28 febbraio 2010 |
Gil Scott-Heron “I'm New Here”, XL Recordings 2010 “The Revolution Will Not Be Televised”, diceva Gil Scott-Heron nel 1970. La rivoluzione non passò in TV, ma implose, inghiottendo come un buco nero gran parte dei suoi sostenitori. Anche Gil Scott-Heron fu inghiottito dalla “sua rivoluzione”. Le sue idee di libertà e di indipendenza mutarono per lui in un concreto inverso, dominato dalla detenzione e da una pericolosa dipendenza. Da quel momento, una delle voci più forti della coscienza afroamericana, la sua, si trasformò in un sottile rantolo, proveniente dal fondo di una cella, o dall'oscurità di un vicolo. Il percorso erratico di Gil Scott-Heron, attraverso i suoi dischi, testimonia un paroliere formidabile, capace di fotografare una realtà degradata con una poesia sublime, e di esprimere la frustrazione con una eleganza spiazzante. “I'm New Here” è il suo ritorno sulle scene, ed è parte di un complesso percorso di “riabilitazione”. Il Gil Scott-Heron del 2010 è magrissimo e dinoccolato, scheggiato nel fisico e nel cuore da una vita iniziata in una “broken home”. Il suo peso lirico contemporaneo è spaventoso. Se nei 70s le sue parole velenose poggiavano su un tappeto musicale “rassicurante” come il soul/jazz, nel 2010 le sue storie si raccontano su una gelida lastra digitale, minimale e gravissima. “I'm New Here” è un capolavoro di sottrazione, non c'è nulla di superfluo nei suoi 28 minuti. C'è solo un uomo con un talento straordinario che parla (molti degli episodi sono di fatto degli “spoken words”) di ciò che ha vissuto, flirtando col diavolo (non a caso appare infatti una cover di “Me And The Devil” di Robert Johnson), e cercando di rattoppare le conseguenze di questa relazione. La sua voce è abrasa, profonda, “blues”, e si muove nell'oscurità, lasciando una inquietudine di fondo, una claustrofobica mancanza di vie d'uscita (se escludiamo la splendida e jazzata “I'll Take Care Of You”). Questo è il mondo di Gil Scott-Heron, e forse anche un po' il nostro. Diamo il benvenuto ad uno dei migliori dischi di questi appena arrivati “anni 10”.
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