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Edwige Psychedelica
Scritto da mariano   
sabato 06 febbraio 2010

‘Il sogno proibito di tre generazioni di italiani’ basterebbe come definizione , se nei vocabolari venissero menzionate le attrici del nostro cinema (ormai defunto). Edwige Fenech e’ invece molto di piu’ di quanto si senta nelle numerose trasmissioni televisive e nei  vari libri usciti dagli anni novanta ad oggi . Purtroppo i fastidiosi ‘ritornelli’ sul cinema trash , sulla commedia erotica ecc. monopolizzano l’immagine della ‘Divina Edwige’ sul ruolo classico di super-gnoccona da spiare dal buco della serratura del bagno. Nessuno nega questo, anche il sottoscritto ha passato parte dell’adolescenza a guardare le varie Soldatesse,  Dottoresse, Insegnanti interpretate da questa attrice;  da grandi pero’ si ragiona e guardando l’intera carriera e in particolar modo i film dal 1968 al 1972  possiamo definire la Fenech come ‘Icona Pop’. Se mi passate la citazione dal film di Redley Metzger  la piu’ ESOTIKA ,EROTIKA,PSICOTIKA , del nostro cinema. [CONTINUA... ]


Ultimo aggiornamento ( sabato 06 febbraio 2010 )
 
The Jam "This Is The Modern World"
Scritto da Administrator   
martedì 02 febbraio 2010

 The Jam "This Is The Modern World", Polydor 1977 (by Tony Face Bacciocchi)
Nel novembre del 1977 i Jam pubblicano il secondo album “This is modern world”, meno di sette mesi dopo l’esordio di “In the city”.
Erano tempi in cui, come nei primi anni 60, la creatività esplodeva e l’urgenza artistica non conosceva mediazioni. La “gioventù impulsiva” di cui Weller era uno dei principali esponenti chiedeva Azione, Creazione, Reazione (all’‘immobilismo e al “vecchio”. Quanto venne travisato, soprattutto in Italia, questa parola, immediatamente accostata ad un atteggiamento di “destra”. Siamo nell’Italia di fine 70’s)
E come ricorda l’amico Federico Fiumani in un suo libro, spesso i “secondi” album, quelli più bistrattati, perchè considerati fatti con scarti del primo o perchè definiti “transitori” o “minori”, sono quelli più veri, spontanei, immediati, diretti.
“This is modern world” è uno di questi, il primo manifesto del Weller sound, in cui si mischiano energia punk, rythm and blues, 60’s, Who, soul.
E la copertina è un capolavoro di immediatezza, freschezza, coolness.
La prima copertina MOD dei 70’s (dopo “Quadrophenia degli Who del ‘73).
E’stata una bibbia per me in quegli anni, alla ricerca di un’identità adolescenziale, alla ricerca di rare e sepolte tracce di MOD.
Weller con il maglione con le due frecce (simbolo spesso usato nell’iconografia mod nei 60’s), palesemente costruito con nastro adesivo da elettricista (cosa che replicai immediatamente), la spilla Who, calzoni bianchi, camicie pulite e stirate.
I tre Jam in un contesto visivo moderno, cittadino, grattacieli sullo sfondo, sopra di loro una struttura simile a un viadotto.
Questo è il mondo moderno e noi, giovani e incazzati, guardiamo avanti con rabbia e risolutezza, cool e determinati, in un mare di cemento, con due palazzi che testimoniano di un’epoca impersonale, omologata, senza stile, grigia.
Ma quello che più mi colpì era lo sguardo di Paul in camera: duro, di sfida, senza paura, arrogante.
Nessuna facile provocazione, nessuna cresta o capello colorato, giubbotto borchiato.
Solo quello sguardo.
Quello potevo essere io, volli subito essere io.
E lo sono ancora oggi.
Antonio Tony Face Bacciocchi http://tonyface.blogspot.com/

Ultimo aggiornamento ( martedì 02 febbraio 2010 )
 
Minor Threat "Out Of Step"
Scritto da fab   
domenica 31 gennaio 2010

 Minor Threat "Out Of Step", Dischord 1983
“Out Of Step” uscì nell'aprile del 1983, e rimane a tutt'oggi l'unico prodotto discografico a 12” lasciatoci dalla formazione statunitense dei Minor Threat. L'importanza della band di Ian MacKaye e Jeff Nelson fu impressionante, e impattò su più generazioni di musicisti di “estrazione punk”, dagli anni 80 in poi. “Out Of Step” a mio avviso è un esempio senza precedenti di quanto l'artwork di copertina sia stato essenziale per la “percezione immediata” del suo contenuto. La cover, realizzata da Cynthia Connolly (che per lungo tempo si è occupata dell'immagine dei prodotti Dischord, e nel corso degli anni ha dettato il “taglio” grafico dell'etichetta, http://www.cynthiaconnolly.com/ ) è quanto di più semplice e “punk” si possa immaginare. Semplice nel concept e nella realizzazione, per sostenere un'idea altrettanto semplice, che doveva arrivare senza filtri nella testa dell'ascoltatore. Probabilmente Out Of Step non sarebbe finito tra i 100 album più influenti di tutti i tempi (per Pitchfork magazine) senza la potenza del suo “vestito”. Innanzitutto le origini: i Minor Threat entrarono sulla “carta georgrafica” del Punk statunitense all'inizio nel 1980, anno “angolare” per l'intero sviluppo del movimento a venire. La furia dell'hardcore stava raccogliendo il testimone del Punk dei 70s, sacrificando le sue vittime all'eroina (Darby Crash morì appunto nel 1980) e preparando l'avvento per il declino della civiltà occidentale (“The Decline Of Western Civilization”, il documentario di Penelope Spheeris venne realizzato infatti nel 1981). Se l'occhio del ciclone del Punk era all'epoca puntato su Los Angeles, ad est stava si preparando il terremoto nella città della Casa Bianca. Dalle ceneri dei Teen Idles, Ian MacKaye e Jeff Nelson, affiancati da Brian Baker e Lyle Preslar stavano preparando una delle più coraggiose e “aliene” rivoluzioni che abbia mai attravesato l'underground. Se lo “stile rocknroll” dei Sex Pistols, e più recentemente dei Germs di Darby Crash voleva musicisti instabili, violenti, tossicomani e nichilisti, la proposta dei Minor Threat fu una sorta di “marcia contromano” nell'autostrada del Punk.
“Don't smoke / Don't drink / Don't fuck / At least I can fucking think / I can't keep up / I'm out of step with the world ”
(Non fumo / Non bevo / Non scopo - inteso come sesso casuale e disimpegnato, ndr - / Almeno posso fottutamente pensare / Non ce la faccio più / Sono fuori passo col mondo)
Così recitava la canzone che dava nome all'album, e respiro al movimento “straight edge”. “Out Of Step” fu un potenziale suicidio: se pensiamo all'immaginario rock “classico” queste affermazioni (a parte giudizi personali), sono quanto di più folle e “kamikaze” una punk band potesse dichiarare. E la cover fu l'esatta trasposizione di un pensiero in controtendenza. Le pecore bianche sono verosimili, rispondenti alla realtà oggettiva, esteticamente accettabili, tutte voltate nella stessa direzione, confuse l'una con l'altra in lontananza, a tiepide tinte acquarello. E le pecore bianche sono sì la società, i benpensanti, la massificazione, le imposizioni e tutto il catalogo di “nemici standard” di un “adolescente ribelle”, ma proviamo a gettare un'altra ipotesi: e se tra le pecore bianche ci fosse stata anche la “società” punk dell'epoca e le sue consuetudini ormai omologate? Contrapposta al gregge bianco, in marcia verso destra (sarà anche questo un caso?) c'è la “pecora nera”, simbolo ovviamente antagonista, con un tratto più fumettistico e accattivante, che sgambetta determinata verso sinistra. Ora, alzi la mano chi non si è mai sentito almeno una volta una pecora nera. L'identificazione così naturale aderisce come una seconda pelle ai contenuti musicali dell'hardcore “pulito” dei Minor Threat. La pecora nera è di fatto la Minor Threat, la “piccola minaccia”, lucida e solitaria ai margini del gregge. Il messaggio stesso della band è portato agli ascoltatori di tutto il mondo da questa immagine, che scavalca le barriere della lingua per arrivare dritta a quella identificazione degli ascoltatori che fece la fortuna dei Minor Threat. Cosa sarebbe stato “Out Of Step” spogliato della sua copertina? Quale valore avrebbe perso senza quel quadrato di lato 12 pollici con le pecore, il logo del gruppo e il lettering semplice del titolo? “Out Of Step” e il suo artwork insegnarono a migliaia di persone l'etica Punk, il “do it yourself”, creando migliaia di “piccole minacce” in giro per il mondo. Certo non fu una rivoluzione rumorosa, ma contribuì a rafforzare la consapevolezza di essere “pecore nere”, e a trasmettere un “valore” attraverso le proprie scelte: “Punk” anche nella vita di tutti i giorni. “Out Of Step” è inscindibile dalla sua iconografia. Non è mai troppo tardi per osservare il gregge bianco e diventare una “pecora nera”.

Ultimo aggiornamento ( martedì 02 febbraio 2010 )
 
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