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Peter Sellers & The Hollywood Party “In The City EP” 12”

Mercoledì 26 Febbraio 2014 21:22 fab

La prima cosa che colpisce è il suono: spiazzante, inaspettato, austero, ma al contempo caldissimo. Inizia così il 12” che sancisce il ritorno sulle scene dei milanesi Peter Sellers & The Hollywood Party, leggendaria formazione attiva tra la metà degli 80 e i primissimi 90. L'incedere di un basso new wave descrive uno scenario urbano, in cui sembra quasi di vedere le scie dei fari delle auto. La chitarra è aperta, chiara, il ritmo è un battere motoriko e la voce disegna figure su di un'ipotetica città di notte. Per la prima volta nel tessuto sonoro dei Peter Sellers c'è una costante presenza dell'elettronica nella traccia, come una trama fluorescente in una Milano trasfigurata, assetata di nuovi stimoli. “The Words And The Smiles” riporta il gruppo su binari più barrettiani: il brano ha un respiro ampio e rilassato pur conservando una vibrazione metropolitana, una simbolica ricerca della distensione dopo la prova. Il lato A scorre veloce, animato dai contrasti. La flipside si apre con “I'm Bored”, composizione in cui il gruppo ribadisce la sua sfuggevolezza: non è facile mettere i Peter Sellers in una scatola. La loro non è psichedelia classica, non è sperimentazione, non è new wave, ma è come un filo sottile che lega insieme gli elementi comuni ai generi citati, senza paura. E difatti l'EP si conclude con un ambient mix di “In The City”, disciolta in loops, variazioni di pan sui canali e drones in assenza di ritmica, forse più kraut che ambient. Se siete curiosi, e intendete come musica “psichedelica” i Soft Boys come i Joy Division, i Mogwai come i Can, i Love come i Death In Vegas, questo disco, attitudinalmente, è una rivelazione. Solido, motivato e personale. Bentornati Peter Sellers & The Hollywood Party.

http://www.facebook.com/pages/Peter-Sellers-and-the-Hollywood-Party/117847468282521?fref=ts

Ultimo aggiornamento ( Mercoledì 26 Febbraio 2014 21:33 )
 

Youngteam “Fading Into Night”, Northern Star Records 2014

Martedì 18 Febbraio 2014 14:22 fab

Nuova emissione per gli svedesi Youngteam, sempre per Northern Star Records. “Fading Into Night” prende parzialmente le distanze dal primo album “Daydreamer”, in favore di un suono più oscuro, esoterico. La materia plasmata dal gruppo scandinavo si fa più densa, pesante, e tutto l'album pare permeato da una ritualità nordica, disciolta nel vapore sonoro caro al gruppo.

“Fading into night” è una sorta di allucinazione floyd-gaze, in cui le chitarre acustiche sostengono strutture vocali aeree, mentre sinistri riff circolari (la traccia che porta il nome dell'album ne è un buon esempio) si agitano come intorno ad un palo di maggio. Tutto il disco sembra avere una trama occulta (“Dugpas”, il primo singolo, prende ispirazione da un'antica setta buddhista tibetana), che si infittisce e si rilassa. “1974” è un episodio più luminoso, con una chitarra acustica dominante, ma “Black Rider” è subito pronta a fare da contraltare, con i suoi umori claustrofobici. Il nuovo Youngteam è un disco ciclico, inquieto, in cui si rincorrono parole come “oscurità”, “sonno”, “notte”, “ombre”, tutti vocaboli presenti nei titoli delle canzoni. E, come tutte queste cose, anche l'album gode di un magnetismo particolare, dal quale è facile essere attratti. Il disco cresce con gli ascolti, le tracce avanzano viscose offrendo piccoli climax e avvolgendo tutto in un bosco popolato da incubi e succubi sonori. Uno dei primi grandi titoli per questo 2014 appena iniziato. Fuori a marzo via Northern Star Records.

http://www.northernstarrecords.com/node/166
http://www.facebook.com/pages/youngteam/84914175742

ENGLISH REVIEW

Second Northern Star emission for this Swedish band, after the critically acclaimed LP “Daydreamer”. “Fading Into Night” partially introduces a change of direction, towards more obscure/esoteric soundscapes. The sound matter gets dense, heavier, and all the album seems infused with a heathen rituality, dissolving in Youngteam's trademark vapour waves.

“Fading into night” is a kind of floyd-gazed hallucination, with acoustic guitars sustaining airy vocal lines, while menacing circular riffs (the eponymous track is a good example) dance like around a maypole. All the album seems to have a mysterious feeling running through the songs (“Dugpas”, the first single, is the name of a deviated Tibetan Buddhist sect), sometimes hiding, sometimes surfacing along. “1974” is a slightly brighter track, but “Black Rider” is just round the corner, with a very claustrophobic feeling. The new Youngteam is a fluctuating, anxious record, perfectly described by its song titles (“It's Getting Dark”, “Shadows", ”Dead Sun”). Like all these sinister things, the album is magnetic, and it's easy to “slip inside this house”. Youngteam's last effort is a grower, stickily moving forward and ingurgitating everything into a dark forest, populated by musical spectres and astral projections. One of the titles to watch out for this beginning of 2014. Out in March via Northern Star Records.

http://www.northernstarrecords.com/node/166
http://www.facebook.com/pages/youngteam/84914175742

Ultimo aggiornamento ( Martedì 18 Febbraio 2014 14:33 )
 

VVAA “Live Revolution”, Northern Star Records 2014

Venerdì 31 Gennaio 2014 16:09 fab

Più passa il tempo, più la musica viene appiattita, classificata, clusterizzata, impacchettata, venduta, buttata. E' forse un processo inevitabile, che, tuttavia, mostra alcuni effetti collaterali molto interessanti. Alcune delle cosiddette “indie labels” si fanno più agguerrite, più “hardline”, e pubblicano con coraggio pionieristico dischi e formati che “remano contro” il fiume digitale.

La Northern Star, con base a Londra, fa di più: con cadenza annuale organizza un festival che dura un weekend intero, dando la possibilità alle bands che produce e ai gruppi attitudinalmente affini di esibirsi in un lungo showcase psichedelico, trasformato in un technicolor dream zuppo di birra.

“Live Revolution”, di prossima pubblicazione, e solo su vinile, è un documento sonoro di quanto successo durante il Northern Star Weekender tenutosi dal 22 al 24 marzo 2013 al Windmill di Brixton, Londra. La qualità sonora del manufatto è eccellente, e mostra un ottetto di formazioni molto diverse tra loro, che convergono su una comune idea di suono “psichedelico”, in senso lato. C'è il lato più oscuro e minaccioso dei Soundwire, le sfumature wave degli Early Morning Satellites, c'è il risvolto pop-bucolico dei Carousels, c'è il delirio alcolico dei Greencoats (davvero leggendaria la loro “New Sensation”, che finisce per deragliare in uno sproloquio epico!) a chiudere la facciata A. Il lato B apre con con l'aggressività degli Electric Mainline (in una performance davvero rabbiosa e travolgente), per proseguire con una suadente “Something's got to give” a firma Deep Cut. Da qui si parte per i lidi rarefatti degli Air Cav e si conclude nel marasma di rumore garantito dai 93MillionMilesFromTheSun. Come dicevo, questo live non suona come un live, ha un'ottima definzione sonora, e propone qualcosa di veramente autentico: il vinile, la copertina, le bands, il momento storico impresso al suo interno. E' una dichiarazione di indipendenza, come dire “non ce ne frega un cazzo della TV, della rete, dei giornali e della radio. Questo è ciò che è successo in quel weekend, ed esce solo da questo vinile”. Eccellente.

http://www.northernstarrecords.com/node/169

Ultimo aggiornamento ( Venerdì 31 Gennaio 2014 16:13 )
 

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