Spotlight Kid “Disaster Tourist”
Spotlight Kid “Disaster Tourist”, Tri-Tone/PIAS 2011Seguo da un po' questi ragazzi provenienti da Nottingham, dopo aver apprezzato le loro... [More...]

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Ed eccoci alla seconda puntata dedicata alla new wave jugoslava, che in un viaggio dal nord al sud ripercorre una scena musicale estremamente interessante e variegata tra la fine degli anni settanta fino alla metà degli anni ottanta. L'ex Jugoslavia fu l'unico paese real-socialista con una insospettata produzione musicale in tutti i campi, non di meno in quello che stava cambiando radicalmente il rock un po' in tutto il mondo. Sono ancora valide le premesse fatte nei primi due articoli pubblicati su Retrophobic, quello introduttivo e la prima puntata, che danno una contestualizzazione socio-culturale, quindi non credo sia necessario dilungarmi con l'introduzione. Faremo distinzione tra due o tre aree di provenienza dei gruppi più importanti e a loro volta tra coloro che ben presto confluirono nel mainstream con esiti diversi, e quelli che rimasero nei sotterranei, dai quali alcuni sono risorti negli ultimi anni.
Partiamo quindi dalla Zagabria, la capitale croata, dove troviamo già alla fine degli anni settanta gruppi molto eclettici e tendenzialmente più “morbidi” che forse più spesso che altrove introdurranno elementi cantautoriali, pop o oppure reggae nel proprio stile. Prljavo Kazaliste (“Il teatro sporco”, ndt) erano quattro sbarbati dei sobborghi zagabresi che per primi sdoganarono il suono del '77 a livello commerciale, con il loro omonimo album uscito per la casa discografica Suzy nel '79, la seconda in Croazia per l'importanza in quegli anni. Come riff sono ancora fedeli alla tradizione degli Stones radicalizzata con le influenze del primissimo punk inglese, un'influenza che si ripercuote anche sulla copertina del primo album, in cui c'è una citazione: ovvero la famosa boccaccia di Jagger, solo che al posto della lingua c'è un wurstel tagliato a pezzi, mentre una spilla da balia è conficcata nella guancia. Il secondo album riporta le sonorità dello ska inglese e due pezzi come “Crno bijeli svijet” e “Mi plesemo” sono tutt'oggi degli evergreen nella regione. Di quello che fecero dopo non vale la pena di parlare in questa sede.